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mercoledì 7 novembre 2012

Regione: Intervista a Eric Salerno su Calabria on web


“Dai centri storici, come quello di Cosenza, bellissimo nonostante sia un po’ decaduto, alle riserve naturali: è davvero grande il patrimonio della Calabria. Ma le sue potenzialità andrebbero meglio valorizzate se solo si indagasse a fondo sull’identità di una terra così importante e strategica nei secoli”. E’ questa una delle considerazioni di Eric Salerno, editorialista del “Messaggero”, globetrotter, figlio di Michele (militante comunista calabrese che, per sfuggire al fascismo, sbarcò in America) e di Elizabeth Esbinsky Salerno (ebrea russa sfuggita alle guardie bianche dello Zar). In una intervista pubblicata da “Calabria on web”, il magazine edito dal Consiglio regionale (www.calabriaonweb.it), questa firma prestigiosa dei nostri tempi ricorda la terra del padre con un pizzico di nostalgia e tanta lucidità. “Ricordo - confida ad Armando Acri che l’ha intervistato - come fosse ieri quando pioveva e faticavo a fare i compiti e non mi andava di andare a scuola che a New York distava solo tre blocchi. Allora, mio padre per spronarmi mi raccontava della sua Calabria. Lui, al liceo ci arrivava a piedi, da Castiglione Cosentino a Cosenza”. La sua storia, contenuta nel libro “Rossi a Manhattan” (2001) - di cui nella primavera del 2013 uscirà l’edizione aggiornata con altre illustrazioni- è in fondo quella che molti desidererebbero. Nel cuore porta i diversi volti della Calabria descritta con grande amore da suo padre. “Punto di riferimento per la mia vita, nonostante ne sia stato quasi sempre lontano. Ma, al tempo stesso, l’immagine di una terra sulla quale pesa il disastro dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Così, ogni viaggio, anche da Roma, sembra quello della speranza”. Ha ereditato dal padre la passione per il giornalismo, occupandosi soprattutto di Medio Oriente e Nord Africa, ma sempre con lo sguardo attento e allargato a tutto il Sud. Del quale dice: “La Calabria e il Mezzogiorno hanno ospitato in passato culture e religioni diverse. Su questo patrimonio da scoprire, o da valorizzare, bisogna puntare ad occhi chiusi. Ma lo straniero, proprio a causa di collegamenti infrastrutturali inesistenti o per nulla potenziati, si sente disincentivato a raggiungere il Mezzogiorno. D’altra parte, non ci si può basare quasi esclusivamente sul ritorno periodico degli emigrati o dei loro figli”.

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