“Convocare
un tavolo regionale con la Struttura commissariale e la dirigenza dell’Asp per
trovare nell’immediato una soluzione per i 41 lavoratori e lavoratrici
interinali di “Obiettivo Lavoro” utilizzati presso le strutture sanitarie di
Castrovillari e San Giovanmni in Fiore, cui non sono stati rinnovati i
contratti di fornitura di servizi, e costruire, pari passo, con il Ministero
della Salute, un percorso di stabilizzazione certa per le migliaia di lavoratori
che da oltre un decennio hanno maturato il sacrosanto diritto di essere
considerati, a tutti gli effetti, alla stessa stregua degli altri lavoratori”.
Questa
la principale richiesta contenuta nell’ordine del giorno, cofirmato dall’on.
Giovanni Nucera, e da altri consiglieri approvato dal Consiglio regionale nella
seduta del 9 ottobre scorso.
Nel
documento si sollecita “una soluzione della vertenza in funzione – è scritto –
della salvaguardia del lavoro e della garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza;
che vengano superate le contraddizioni e le dicotomie dentro cui si muovono
scelte aziendali in cui il lavoro è ostaggio di logiche complesse che vanno
ricondotte, invece, alla valorizzazione del lavoro in ogni sua forma”.
L’ordine
del giorno nel censurare “il colpo pesante” della decisione, “che si aggiunge –
è sottolineato – alla già drammatica situazione del lavoro in Calabria, chiaro
segnale di quanto nella sanità gravano
contraddizioni antiche e recenti che scaricano sul lavoro il perso del
risanamento e dei vincoli normativi, evidenzia che nel “verbale di intenti
sottoscritto tra le organizzazioni sindacali e le amministrazioni si assumeva
l’impegno “a cercare ogni possibile soluzione per salvaguardare i rapporti di
lavoro; si prendeva atto della necessità, formalizzata dal Direttore generale
dell’Asp di Cosenza di dover garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, e
per questo si chiedeva “l’autorizzazione alla proroga dei contratti sino al
31.12.2012, nelle more della definizione delle procedure di gara per
l’esternalizzazione dei servizi, attualmente sospesa per la riorganizzazione
aziendale. L’accordo garantiva l’impegno ad avviare “a breve, incontri della
Dirigenza e del Comparto delle Organizzazioni sindacali per affrontare anche i
temi del precariato sanitario da portare all’attenzione del Commissario ad acta
e del Subcommissario. Ma mentre il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera
dell’Annunziata di Cosenza annunciava a mezzo stampa la sua intenzione di
prorogare altri contratti nella consapevolezza di dover dare garanzia al
diritto di cura, il Direttore Generale dell’Asp di Cosenza ha ritenuto, invece,
di non procedere alla proroga del contratto con “Obiettivo Lavoro, per non
incorrere nelle sanzioni di legge.
Nel
documento, i firmatari, hanno evidenziato, quindi, “le palesi ed evidenti
contraddittorietà che emergono dalla vertenza dei 41 lavoratori precari. Essi,
infatti, sembrano essere quelli che, nonostante abbiamo prodotto un enorme
risparmio in termini di costi e garantito efficienza, oggi si sottrae lo status
per essere salvaguardati all’interno dell’intero bacino composto da oltre
duemila dipendenti precari del Sistema Sanitario Regionale.
“Se
l’obiettivo del Piano di rientri è il risanamento – proseguono i consiglieri firmatari
dell’Ordine del giorno – la ricerca dell’equilibrio finanziario e
l’organizzazione dei servizi finalizzata alla garanzia dei Livelli Essenziali
di Assistenza (LEA), occorrerà rendere palese nella scala gerarchica degli
obiettivi che la garanzia dei LEA è superata dai vincoli sul lavoro”.
“Una decisione del genere – concludono i firmatari nell’Ordine del
Giorno approvato dal Consiglio regionale – se confermata, aprirebbe un grave
vulnus non sotto il profilo della difesa dei diritti dei lavoratori, ma anche
sotto quello della garanzia del diritto alla salute dei cittadini residenti
nell’ambito del circondario dell’Azienda sanitaria di Cosenza”. A conferma di
ciò, nell’Odg viene segnalato il caso di un giovane di Lungo, “costretto a
letto da una rara patologia clinica serenamente e dignitosamente affrontata
solo grazie ai servizi assicurati dal contingente di personale ausiliario che
lo segue quotidianamente, e del quale fanno parte proprio alcuni dei 41
lavoratori a rischio, che attorno a lui hanno stretto, nei fatti, un cordone
salvavita che lo ha spinto ad affrontare con determinazione e fiducia la
malattia proponendolo come modello da seguire per quanti, pure nelle
difficoltà, non cessano di amare la vita e di combattere per essa”.
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