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sabato 9 marzo 2013

Reggio Calabria: Avevano danneggiato con numerosi colpi di pistola un’abitazione e un distributore di carburante, i Carabinieri di Reggio Calabria arrestano due persone


Nella giornata di ieri i Carabinieri delle Stazioni di Gallina, Pellaro e Rione Modena, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di:
-       MANGIOLA Gioele, reggino dell’85, pregiudicato per lesioni, truffa, resistenza p.u., violazione in materia di stupefacenti;
-       GENOVESE Carmelo, reggino del 79, pregiudicato per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Per i reati di concorso in:
-       detenzione e porto illegale di armi;
-       danneggiamento aggravato;
-       lesioni;
-       esplosioni pericolose in luoghi abitati.
Le indagini dei Carabinieri sono partite a seguito dei gravi atti intimidatori compiuti in danno di un esercente di Reggio Calabria. In particolare il 29 Agosto 2012, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria intervengono presso il distributore Esso sito lungo la SS 106, in quanto erano stati segnalati lo sparo di più colpi di arma da fuoco. Sul posto i militari constatano la presenza di numerosi colpi d’arma da fuoco. Immediatamente scattano le indagini con i rilievi effettuati dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale. Vengono repertati numerosi colpi di pistola di diverso calibro, fattore questo che fa subito pensare all’utilizzo da parte dei malviventi di più armi. Gli immediati approfondimenti consentono di comprendere che a compiere il raid erano stati due soggetti a bordo di uno scooter. L’azione era stata compiuta in più fasi. In un primo momento vengono esplosi dei colpi d’arma da fuoco all’indirizzo dell’abitazione del commerciante. I colpi nell’occasione arrivano non lontano dalle finestre con il rischio, quindi, di colpire chi in quel momento si trovava nell’abitazione. I due a bordo dello scooter che poi si accerterà essere un Piaggio Beverly, si allontano velocemente dalla scena del delitto. Dopo alcuni minuti gli stessi, scambiandosi di posto, fanno di nuovo irruzione all’interno dell’area di servizio esplodendo altri colpi di pistola, questa volta all’indirizzo delle colonnine del distributore. L’attenzione degli investigatori si concentra quindi sull’analisi delle immagini immortalate dai sistemi di videosorveglianza e nel vaglio delle testimonianze dei clienti che in quel momento terrorizzati assistevano inconsapevoli alla scena. Scavando ulteriormente si scopre che nel corso della mattinata all’interno del bar dell’area di servizio si era verificato un episodio significativo che rappresenterà la svolta per le indagini. Gli investigatori esaminano più volte le immagini registrate all’interno del bar e si accorgono che, in particolare, alcuni clienti ivi si trattengono a lungo consumando delle bevande che però, alla fine, nessuno paga alla cassa. I soggetti ritratti nelle immagini vengono immediatamente identificati nei soggetti tratti in arresto. Il MANGIOLA e il GENOVESE consumano bevande per un ammontare di 47 euro ma non saldano il proprio debito. L’addetto del bar in grave difficoltà riferisce dell’accaduto al gestore del locale. Quest’ultimo messosi alla ricerca dei clienti morosi, riesce a individuare il MANGIOLA e quando gli chiede di far fronte al suo debito riceve in risposta un pugno al volto che gli procura delle ferite lacero contuse guaribili in sette giorni. Compreso il movente gli investigatori si sono concentrati sull’analitico raffronto tra i soggetti che non avevano saldato il debito e i due malviventi che qualche ora dopo effettuano i due raid sull’area di servizio. Dai particolari rilevati emerge una perfetta corrispondenza nell’abbigliamento indossato, in particolare indirizzano sulla retta via una maglietta a stelle e strisce indossata dal MANGIOLA, mentre il GENOVESE indossa dei pantaloncini a strisce verticali e dei comodi infradito. In conclusione il grave atto intimidatorio era risultato una risposta al proprietario del locale che aveva osato avanzare una pretesa oltraggiosa per i due, che venisse pagato ciò che gli stessi avevano consumato.

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