Il Museo Lombroso? “E’ una imbarazzante e
anacronistica istituzione capace solo di testimoniare le aberrazioni
razzistiche dell’eugenetica e l’inattendibilità scientifica di quella
disciplina”. Secco e diretto l’affondo del cantautore Eugenio Bennato
all’Istituzione museale che fa riferimento all’Università di Torino.
Intervistato da Calabria on web (www.calabriaonweb.it)
il magazine del Consiglio regionale, Bennato aggiunge: “Alla chiusura
dell'orrido museo Lombroso dovrebbero essere più interessati i miei amici
intellettuali e artisti del Nord, i musicisti della musica occitana, i
discepoli della poesia di Fabrizio De André, i giovani che scendono al Sud
nelle feste popolari e vivono la musica come abbattimento dei pregiudizi e
delle frontiere. L'ignoranza non può avere un museo. Loro lo
sanno, e saranno loro a intervenire. Quando questo avverrà, sarà una grande
festa per la civiltà e per l'unità di tutti gli italiani”. Profondo conoscitore
della cultura meridionale, a proposito della negata sepoltura del cranio di un
poveraccio (Giuseppe Villella) condannato per furto e l’incendio di un mulino,
Bennato, intervistato da Antonio Cannone, asserisce: “La logica da cui questa
ostinazione è mossa è la stessa che difende la retorica risorgimentale e
continua a negare una storia di lotta e di contrapposizioni. La stessa logica
che ha infierito sull’emigrazione interna del miracolo economico, e che si
manifesta oggi nei patetici proclami di una certa ignoranza leghista”. Circa i versi
di una sua celebre canzone ("Nun ce ne fotte d’o rre Burbone/ma a terra è
a nostra e nun s’adda tucca"), il cantautore spiega: “L’aver scritto quei
versi mi ha procurato un grande seguito, ma anche uno strascico di polemiche
scatenate dai neoborbonici dell’ultima ora. Ora io penso che la storia sia un
fiume che scorre e che la sua direzione non ammetta ritorno, per cui parlare di
una restaurazione borbonica sia solo una bizzarra e vaga esternazione
nostalgica. Ma non sono d’accordo nel ritenere la monarchia borbonica lo
zimbello d’Europa, espressione che avalla la macchinazione politica fatta
all’epoca per consentire l’invasione”. Alla Calabria, dove spesso è presente
per spettacoli sempre affollatissimi, Bennato consiglia di “Prendere avvio
dallo straordinario evento della riconquista della sua musica. Per difendere la
propria identità e contrapporsi alla deriva della globalizzazione che minaccia
il futuro tentando di mettere a tacere la diversità di ogni etnia, a partire
dai dialetti, dalle favole e dalla forza delle radici”.
Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentare questa notizia.