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giovedì 9 febbraio 2012

Last News Calabria (ore 14)

'NDRANGHETA:I PESCE AVEVANO FABBRICANTE DI BUNKER DI FIDUCIA (ANSA) - REGGIO CALABRIA, 9 FEB - ''Peppe sta arrivando nel bunker. Io .. faccio il bunker!''. Tra i fermati dell'operazione condotta dal Ros e dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria contro la cosca Pesce c'e' anche l'uomo ritenuto dagli investigatori il ''bunkerista'' di fiducia del clan: Saverio Marafioti. E' proprio lui, parlando con un altro affiliato, che indica l'arrivo in uno dei rifugi del latitante Giuseppe Pelle. E di lui parlano anche le due donne che hanno contribuito a questa nuova operazione: Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia suicidatasi nell'agosto 2011, e la cugina, Giuseppina Pesce, figlia del boss Salvatore. ''Marafioti, - scrivono i magistrati Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino e Alessandra Cerreti - nel provvedimento di fermo - e' un ''muratore'' a disposizione delle cosche mafiose di Rosarno almeno sin dal 2005 sino ai giorni nostri''.

DONNA INVESTITA E UCCISA DA TRENO NEL REGGINO, CIRCOLAZIONE FERMA (AGI) - Reggio Calabria, 9 feb. - Circolazione ferroviaria sospesa dalle 10.10 tra le stazioni di Rosarno e Mileto sulla linea Reggio Calabria - Paola per l'investimento mortale di una donna da parte del treno 9376 Reggio Calabria - Roma. Lo stop, necessario per consentire all'autorita' giudiziaria di compiere i rilievi di rito, si protrarra' fino a che la stessa autorita' non avra' concesso il nulla osta alla riattivazione. La circolazione prosegue con la deviazione dei treni lungo la linea per Tropea, con allungamenti di percorrenza fino a 60 minuti.

'NDRANGHETA:TESTE SUICIDA; PM, PERQUISIZIONI IN STUDI LEGALI (ANSA) - REGGIO CALABRIA, 9 FEB - ''Con l'operazione Califfo abbiamo raggiunto preziosi risultati ai fini della giustizia''. A dirlo e' stato il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, illustrando i risultati di una inchiesta sulla cosca Pesce di Rosarno e sulla morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, suicidatasi nell'agosto del 2011. ''La morte di Maria Concetta Cacciola - ha sottolineato Pignatone - e' stato un fatto doloroso, ma da li' e' iniziata una intensa attivita' di indagine che ha portato ai fermi di polizia contro i suoi genitori, il fratello e i personaggi di spicco della cosca Pesce''. I particolari dell'operazione sono stati resi noti dal procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, il quale ha ricordato che ''per molti anni Maria Concetta Cacciola, madre di tre bambini, era stata sottoposta a maltrattamenti, a impedimenti di ogni tipo, dopo l'arresto del marito. Una lunga serie di privazioni che l'avevano indotta, nell'agosto del 2011, ad interrompere la sua collaborazione con lo Stato e fare ritorno a Rosarno. Aveva persino detto di essere stata indotta a testimoniare il falso dagli inquirenti, salvo poi ricontattare i carabinieri e dichiarandosi disposto a tornare a collaborare. Dopo qualche settimana, Maria Concetta Cacciola concludeva di mettere fine alla sua esistenza in maniera tragica''. Il procuratore aggiunto di Reggio, Michele Prestipino, ricordando la cattura del boss latitante Francesco Pesce, ha raccontato ''del tentativo del boss della cosca omonima di comunicare le sue decisioni al resto della 'famiglia' attraverso un pizzino che voleva consegnare al suo arrivo nel carcere di Palmi nell'agosto 2011 ad un altro detenuto. Quel pizzino fu sequestrato da un agente di polizia penitenziaria che lo consegno' ai giudici. Una forma di attaccamento al dovere che gli costo' l'incendio dell'autovettura. Da quel pizzino, ricostruendo molti dialoghi frutto di intercettazioni tra gli esponenti della cosca Pesce, siamo venuti a capo delle ragioni di Francesco Pesce di dare ordini dopo il suo arresto. Al posto di comando aveva destinato il fratello Giuseppe, al quale raccomandava di inserire nella gerarchia del gruppo criminale anche le giovani leve di famiglie da sempre vicine ai Pesce''. ''Questo - ha proseguito Prestipino - per evitare l'insorgere di contrasti all'interno della cosca madre. Oggi siamo in grado di dimostrare i motivi che indussero nel 2011 Maria Concetta Cacciola a ritrattare, fino alla sua tragica morte''. Il magistrato ha anche reso noto del sequestro di materiale ''particolarmente utile per il prosieguo delle indagini nelle abitazioni dei fermati''. Ad un indagato sono stati trovati 100 mila euro chiusi in una scatola sotto vuoto. Infine, rispondendo ad una domanda, Creazzo ha affermato che sono in corso perquisizioni anche nelle abitazioni e negli studi professionali di due avvocati penalisti, senza specificare pero' la loro posizione rispetto ad ipotesi di reato.

Calabria: diventa realta' Parco archeologico dei Tauriani a Palmi (ASCA) - Palmi (Rc), 9 feb - Diventa realta' il Parco Archeologico dei Tauriani ''Antonio De Salvo'' in localita' Taureana di Palmi (RC), una delle perle della Costa Viola. Sito da sempre promosso e curato dal Movimento culturale San Fantino ed istituito grazie ad Italia Nostra e alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. All'interno del sito trovano anche collocazione la Chiesa e la cripta di San Fantino, il primo Santo calabrese di cui si ha memoria, dove furono rinvenute le sue spoglie e ritenuta la piu' antica chiesa calabrese che sia stata attestata dall'evidenza archeologica e dalla documentazione scritta. Ecotouring Costa Viola organizza apposite visite guidate e inserisce il sito nei propri itinerari turistici.

TORNA DA MALDIVE CON PEZZI CORALLO, MULTATO TURISTA CALABRESE (AGI) - Reggio Calabria, 9 feb. - Dovra' pagare una salata sanzione pecuniaria un turista, di ritorno dalle Maldive, sorpreso all'aeroporto di Reggio Calabria dai funzionari della Dogana con alcuni pezzi di corallo nascosti in valigia. Il corallo era stato acquisito dal viaggiatore con l'intento di farne un prezioso soprammobile senza fare i conti con le norme comunitarie e nazionali che vietano l'introduzione nell'Unione Europea di esemplari di fauna e di flora esotica a rischio estinzione. In applicazione della convenzione di Washington (CITES), tali norme - spiega una nota del Corpo Forestale - disciplinano il commercio internazionale di numerose specie esotiche, animali e vegetali, con lo scopo di limitarne l'eccessivo sfruttamento per scopi commerciali. I reperti sono stati identificati in seguito all'intervento di Agenti specialisti del Corpo forestale dello Stato assegnati al Servizio CITES di Reggio Calabria che hanno operato assieme ai funzionari doganali ed alla Guardia di Finanza. Accertata l'illecita introduzione nel territorio comunitario i pezzi di corallo sono stati sottoposti a sequestro amministrativo e saranno successivamente confiscati. Il turista dovra', inoltre, pagare una sanzione amministrativa di alcune migliaia di euro. Analoga operazione al porto di Gioia Tauro, dove sono stati rinvenuti dai funzionari della Dogana e da personale della Guardia di Finanza, all'interno di un container proveniente dall'Honduras, tre gusci di tartarughe marine e quattro grosse conchiglie, appartenenti a specie a rischio di estinzione e percio' tutelate dalla CITES. Anche in questo caso i reperti sono stati sottoposti a sequestro, stavolta penale, dopo gli accertamenti del Corpo forestale dello Stato. "Il Corpo forestale dello Stato, tramite il Servizio CITES e l'Agenzia delle Dogane, esorta - si legge in una nota - i viaggiatori di ritorno da mete turistiche ad informarsi accuratamente prima di acquistare souvenirs o oggetti personali all'estero; articoli in pelle o in guscio di tartaruga, pellicce, oggetti di avorio, coralli, caviale, sono a volte prodotti con parti di animali o piante minacciate di estinzione il cui commercio e introduzione nell'Unione Europea e' in alcuni casi vietato ed in altri casi sottoposto a restrizioni. Per le violazioni alle norme CITES sono previste gravi sanzioni anche di natura penale".

'NDRANGHETA: GIP, BOTTE E VESSAZIONI A TESTE SINO A SUICIDIO DUE GIORNI PRIMA DI MORIRE MADRE LE DISSE NON TE NE VAI (ANSA) - REGGIO CALABRIA, 9 FEB - L'hanno malmenata piu' volte con ''reiterati atti di violenza fisica nonche' mediante vessazioni psicologiche, attuati nel corso di un lungo periodo di tempo'' sino a quando lei Maria Concetta Cacciola ''in conseguenza dei gravi e reiterati maltrattamenti, si determinava alfine a togliersi la vita ingerendo acido muriatico''. A scriverlo e' il gip del tribunale di Palmi nelle 94 pagine dell'ordinanza con la quale e' stato disposto l'arresto di Michele Cacciola, 54 anni, della moglie Anna Rosalba Lazzaro (48) e del figlio Giuseppe Cacciola (31), genitori e fratello della testimone di giustizia che si e' suicidata il 20 agosto 2011. Maltrattamenti consistiti anche nel percuoterla fino a romperle una costola quando, nel 2010, una in una lettera anonima ai genitori si diceva che Maria Concetta aveva una relazione con un altro uomo, e ad impedirle di recarsi in ospedale, costringendola alle cure a casa. Per il gip, dunque non c'e' dubbio che Maria Concetta Cacciola ''si sia tolta la vita in conseguenza e a causa dei ripetuti e gravi episodi di maltrattamento cui la stessa e' stata sottoposta dai suoi famigliari nel corso degli anni''. Il giudice va anche oltre sostenendo che dagli atti ''e' stato possibile accertare che tutti i familiari che le stavano vicino e che l'avevano indotta a ritornare e a ritrattare, hanno fino all'ultimo momento continuato ad abusare di lei, soffocandola nelle sue aspirazioni e nei movimenti, tanto da impedirle per sempre di vivere in modo autonomo e cio' con l'inquietante complicita' di alcuni difensori, sul cui operato illecito, a parere di questo Giudice, l'Ufficio di Procura dovrebbe compiere un piu' penetrante controllo''. Anche l'ultimo tentativo di fuggire nuovamente dal suo ambiente, cercato due giorni prima di morire, fu vanificato. Quando Maria Concetta disse alla madre che sarebbe uscita per andare con gli uomini del servizio di protezione, la donna le urlo' ''No Cetta, no, assolutamente!!''.

'NDRANGHETA: FERMATO, 'A QUEL C...HANNO TROVATO BIGLIETTO' RIFERIMENTO A 'PIZZINO' SEQUESTRATO IN CARCERE A BOSS PESCE (ANSA) - REGGIO CALABRIA, 9 FEB - ''A quel cazzone gli hanno trovato un biglietto, mica mio cognato!... Arresteranno a tutti a Rosarno!...Associazione!!''. A parlare cosi', a fine ottobre 2011, e' Saverio Marafioti, uno dei fermati dell'operazione di oggi contro la cosca Pesce, riferendosi ad un ''pizzino'' sequestrato in carcere al boss Francesco Pesce, di 34 anni, detto ''testuni'' arrestato in un bunker il 9 agosto 2011 dopo un anno e mezzo di latitanza. Nel biglietto erano contenute quattro direttive. Nella prima c'erano alcuni nomi: ''Rocco Messina, Pino Rospo, Muzzupappa Ninaredo, Franco Tocco, Danilo, Paolo Danilo, fiore per mio fratello''. Con il messaggio, secondo gli investigatori, Francesco Pesce accreditava dal punto di vista criminale l'unico maschio libero della sua famiglia, il fratello Giuseppe, latitante dal 2010, al quale cedeva il comando della cosca (''fiore per mio fratello''), affiancandogli sei fidatissimi, tutti accomunati da legami di parentela o storica amicizia a Francesco Pesce, identificati in Rocco Messina, Giuseppe Alviano detto ''u rospu''; Francescantonio Muzzupappa; Francesco Antonio Tocco; Danilo D'Amico e Paolo Daniele.

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