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sabato 11 febbraio 2012

Carabinieri: arresto latitante Rocco Aquino, i particolari


Nella mattinata del 10 febbraio u.s., i carabinieri hanno arrestato in Calabria, il latitante AQUINO Rocco, capo dell’omonima cosca, mentre si trovava nascosto all’interno di un bunker di piccole dimensioni, ricavato nel sottotetto della villa di Marina di Gioisa Jonica, ove vivevano i familiari.
L’accesso al nascondiglio, perfettamente camuffato, era possibile utilizzando una botola attivabile tramite sofisticati congegni elettromeccanici.
AQUINO Rocco, inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi in ambito nazionale era ricercato per associazione mafiosa, estorsione ed altro, a seguito di un provvedimento restrittivo che lo aveva raggiunto al termine della prima fase della maxi operazione “IL CRIMINE”, conclusa nel mese di luglio 2010 e coordinata dalle Procure Distrettuali di Reggio Calabria e Milano.
L’attività investigativa che aveva portato all’arresto di circa 300 indagati per associazione mafiosa ed altro, aveva tra l’altro delineato la figura del predetto latitante all’interno della “PROVINCIA” ed il ruolo di vertice assunto nel “LOCALE”  di Marina di Gioiosa Jonica (RC).
Nel successivo mese di ottobre, le indagini del ROS avevano già consentito di localizzare tre dei bunkers utilizzati dal latitante per sottrarsi alla cattura.
L’intervento, eseguito dai carabinieri del ROS, del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di “Calabria”, costituisce un risultato di eccezionale rilevanza nell’ambito di un’ampia manovra investigativa sviluppata dai carabinieri e coordinata dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria nei confronti delle cosche della ‘ndrangheta che ha determinato, a partire dal 2004, la cattura di numerosi capi clan del calibro di Giuseppe MORABITO, Pasquale CONDELLO, Gregorio e Giuseppe BELLOCCO, Giuseppe e Salvatore COLUCCIO (cugino di AQUINO Rocco), Antonio PELLE, Girolamo MOLE’, Sebastiano PELLE, Santo GLICORA, Saverio TRIMBOLI, Francesco PERRE Francesco e Francesco PESCE che, dalla latitanza, continuavano a dirigere i sodalizi di riferimento.
AQUINO Rocco (04.07.1960), figlio di Vincenzo e fratello di Giuseppe (cl. 62), compare per la prima volta nelle cronache giudiziarie nel luglio 1976 quando, ancora minorenne, veniva denunciato in stato di irreperibilità dai carabinieri alla Procura della Repubblica di  Locri  (RC) per l’omicidio di ZULLO Leonardo ed il tentato omicidio di PUGLIESE Carmelo, entrambi di Marina di Gioiosa Jonica. Condannato in primo grado a 18 anni di reclusione, veniva assolto, nel 1981, al termine del giudizio di appello, per insufficienza di prove.
In tale ambito, dopo essere stato inviato al soggiorno obbligato nel comune di Civitella Casanova (PE) per la durata di 3 anni, in esecuzione ad una misura di prevenzione emessa dal Tribunale di Reggio Calabria e successivamente revocata, nel gennaio 1984 veniva nuovamente sottoposto alla misura della prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. per un periodo analogo.
Nel frattempo, nel dicembre 1979, veniva raggiunto da un ordine di cattura della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri per associazione per delinquere, venendo condannato nell’aprile 1981 a 2 anni di reclusione.
Tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90, era risultato al centro dell’operazione ZAGARA coordinata dall’A.G. di Reggio Calabria, che ne accertava il ruolo mafioso sempre più rilevante all’interno della famiglia AQUINO, anche per il controllo del narcotraffico[1].
Le indagini inoltre avevano documentato i consolidati rapporti tra gli URSINO-MACRI' di Gioiosa Jonica, gli AQUINO- COLUCCIO – SCALI di Marina di Gioiosa Jonica ed i COMMISSO di Siderno.
Significative, a riguardo, le dichiarazioni all’epoca rese dal noto collaboratore IERINO’ Vittorio, in base alle quali le famiglie egemoni a Gioiosa Marina risultavano proprio essere quelle dei MAZZAFERRO e degli AQUINO, questi ultimi in conflitto con i primi[2] ed in strettissimi rapporti di affari con i COLUCCIO nonché i COMMISSO e gli SCARFO' di Siderno, a favore dei quali si erano schierati nella sanguinosa guerra contro i COSTA, poi decimati.
All’interno della famiglia AQUINO risultavano peraltro inseriti noti brokers internazionali del traffico di cocaina dal Sud America, come gli SCALI (Antonio, Natale e Vincenzo) ed i LUCA' (Francesco, Nicola e Giuseppe), alcuni dei quali al centro dell’indagine DECOLLO del ROS che nel gennaio 2004, aveva consentito l’esecuzione di complessivi 154 provvedimenti restrittivi con il sequestro di oltre 5000 kg di cocaina e la documentata importazione di altri 7800 kg.
Le indagini avevano anche documentato l’evoluzione criminale della famiglia  AQUINO, dedita negli anni '70 soprattutto alla commissione di truffe e fallimenti fraudolenti e, in una seconda fase, pienamente attiva nel narcotraffico internazionale con collegamenti funzionali in Canada e negli U.S.A. oltre che nel riciclaggio dei relativi proventi, per lo più reinvestiti nel settore immobiliare.
AQUINO Rocco, nipote prediletto dello storico capo clan Salvatore AQUINO, nel dicembre 1997 veniva colpito da un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Reggio Calabria per usura e riciclaggio con l’aggravante mafiosa, reati per i quali l’anno successivo veniva rinviato a giudizio.
Lo stesso peraltro era risultato indagato anche nell’ambito dell’indagine WINDSHIRE, avviata dal ROS nel 1998 in direzione di una struttura transnazionale di matrice ‘ndranghetista dedita ad un vasto traffico di cocaina dal Sud America, organizzato dal noto brokers internazionale PANNUNZI Roberto, responsabile di pluriennali ed ingentissime spedizioni dal Venezuela in Italia, attraverso l’Africa e la Spagna.
Come anticipato, AQUINO Rocco era stato infine colpito da un ulteriore provvedimento di fermo per il quale era ricercato, emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “IL CRIMINE”.
L’operazione, neI cui ambito le Autorità giudiziarie di Milano e Reggio Calabria hanno raccordato e coordinato numerosi procedimenti penali collegati fornendo un quadro complessivo ed unitario degli assetti organizzativi della ‘ndrangheta, delle sue articolazioni extraregionali e dei comuni interessi illeciti, ha accertato come la matrice criminale, dopo un lento processo evolutivo, già delineato da alcuni collaboratori di giustizia nei primi anni ’90, abbia raggiunto una nuova configurazione organizzativa, in grado di coordinare le iniziative criminali delle singole articolazioni, soprattutto nei settori dell’infiltrazione negli appalti pubblici e del traffico internazionale di stupefacenti[3].
Le citate indagini hanno infatti tecnicamente documentato come le cosche della provincia di Reggio Calabria rimangano il centro propulsore delle iniziative dell’intera ‘ndrangheta, nonché il principale punto di riferimento di tutte le articolazioni extraregionali, nazionali ed estere.
A tal fine è stato creato un organismo assolutamente inedito, denominato “Provincia”, riferimento dei responsabili di 3 “mandamenti” in cui sono stati ripartiti i “locali” del capoluogo e delle aree tirrenica e ionica.
Un ordine gerarchico all’interno di tale organismo che, tuttavia, garantisce ai singoli sodalizi ampi margini di autonomia, risulta assicurato dai tradizionali gradi (“sgarro”, “santa”, “vangelo”) e ruoli (capocrimine, mastro di giornata e contabile) nei diversi livelli dell’organizzazione.
L’attività investigativa ha documentato come tale modello organizzativo sia stato esteso anche alle proiezioni nel nord Italia (Lombardia, Liguria e Piemonte) e all’estero (in Svizzera e Germania)[4], con la costituzione di “locali” e, laddove maggiore è risultata la loro concentrazione, di organismi assimilabili ai “mandamenti”, come in Lombardia e Liguria. Tali articolazioni, seppur dotate di  libertà decisionale relativamente alle attività locali, rimangono comunque dipendenti dalla ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria.
Proprio nel corso delle indagini in parola, sono state documentate numerose riunioni tra i maggiori esponenti delle cosche del mandamento ionico, per la risoluzione di problematiche interne, tra cui quella relativa all’omicidio di NOVELLA Carmelo. Sono così emerse ulteriori conferme circa l’operatività degli organismi denominati “provincia” e “mandamento” e la rispettiva influenza nella determinazione degli assetti dei sodalizi dipendenti, tra cui quello di Gioiosa Ionica, all’interno del quale veniva ricomposta una scissione, con la nomina a capo società dell’indagato AQUINO Rocco, in sostituzione di AQUINO Nicola Rocco. Inoltre è stato possibile individuare gli interessi economici della cosca nella gestione, anche attraverso  prestanome, di alberghi, esercizi pubblici, imprese edili ed immobili. Alcuni di essi, per un valore di 10 milioni di euro[5], venivano sottoposti ad un provvedimento di sequestro preventivo.


[1]CAPO “I”: “del delitto p.e p. dall'art. 416 bis, commi 1, 2, 4, 6 e 8, C.P., per avere fatto parte di una associazione di tipo mafioso, diretta, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, condizioni tipiche della zona di insediamento, caratterizzata da antica e persistente presenza mafiosa, a commettere delitti di ogni genere ed in particolare omicidi, tentati omicidi, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti, usura, ad acquisire in modo diretto od indiretto la gestione o comunque il controllo di attiviotà ed iniziative economiche pubbliche e private, a realizzare profitti e vantaggi ingiusti anche di tipo elettorale, con l'aggravante della disponibilità di armi, munizioni ed esplosivo e della provenienza delittuosa delle risorse finanziarie mediante le quali acquisire e mantenere il controllo di attività economiche, nonchè della qualità di capi, promotori ed organizzatori per AQUINO Francesco ed AQUINO Giuseppe.”

[2] …omissis… Nel colloquio del 1.10.1992 MAZZAFERRO Vincenzo riferì a proposito degli AQUINO che essi erano ancora dediti al traffico di sostanze stupefacenti e che anzi non avevano mai smesso di operare in questo settore. La droga trattata era sia la cocaina che l'eroina, che arrivava in grosse forniture dall'estero, come il MAZZAFERRO sapeva da fonte sicura, assai vicina agli AQUINO, tanto da potere affermare "comunque la portano, e ce l'hanno continuamente". E più oltre riferisce: "Comunque tenga presente che la roba ce l'hanno. E gli arriva. Di questo qui ne è certo quello che  fa più...che è proprio a capo della situazione è proprio Giuseppe, con suo zio Rocco". E' più oltre MAZZAFERRO ribadisce tale affermazione, aggiungendo ai due l'altro fratello più piccolo ("quello lì che lo mandano avanti indietro"), vale a dire Domenico il biondino. A questi componenti della famiglia AQUINO vanno aggiunti i fratelli COLUCCIO, quelli dell'Hotel Kennedy. E proprio a proposito di "Domenico il Biondino", MAZZAFERRO aggiunge che sarebbe l'elemento utilizzato per i collegamenti con Rosarno, soprattutto dopo l'arresto di Rocco, e precisamente con i PISANO, cuigli AQUINO "forniscono grossi quantitativi di droga". Altre località rifornite di droga dagli AQUINO sarebbero inoltre - secondo MAZZAFERRO - Soverato e Crotone e tra i più stretti collaboratori del gruppo vi sarebbe SCALI Pasquale, anch'egli utilizzato come corriere. La parte più cospicua delle forniture era pur sempre quella effettuata verso i PISANO, e precisamente verso "Turi" PISANO. Chiariva ancora il MAZZAFERRO che gli AQUINO (che insieme agli URSINO-MACRI' erano quelli che in quel momento "hanno la droga ad alto livello") non avevano bisogno di trasferire a Gioiosa, nel proprio territorio, tutta la droga acquistata, preferendo anzi "parcheggiarla a Catanzaro, Crotone, Bari, ovunque", trasferendola poi presso di loro man mano che serve. Riferiva ancora MAZZAFERRO di aver saputo che circa tre mesi prima (e dunque nell'estate del 1992) era arrivato agli AQUINO un carico di 100 kg. di droga "e l'avevano tutto giù", la maggior parte della quale era stata poi ceduta a Turi PISANO…omissis…”.
[3]    In tali settori, infatti, le attività investigative dell’ultimo decennio avevano rilevato la costituzione di “cartelli” di cosche per la gestione, attraverso imprese di riferimento, di importanti opere infrastrutturali ricadenti nel territorio di più sodalizi, nonché per l’organizzazione di ingenti quantitativi di cocaina dal sudamerica, attraverso i contatti di “brokers” calabresi con le organizzazioni produttrici.
[4]    Tali proiezioni (nella zona di Zurigo, nonché nelle città di Singen, Francoforte ed altre località tedesche).
[5]    Consistenti in un albergo, un bar e 2 imprese attive nel settore edile.

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