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mercoledì 7 marzo 2012

SEL: Un otto marzo che sia giornata di liberazione per le donne. Riflessioni.

Sarebbe bello se per una volta si decidesse di festeggiare l’8 marzo un po’ come il 25 aprile, come un giorno di liberazione internazionale. Una liberazione dal machismo, dal patriarcato, dalle discriminazioni, dalla subordinazione, dalla violenza, da una dittatura mediatica che ci vuole tutte alternativamente ora sguaiate veline ora sobrie signore accollate, o cattive o brave ragazze. Il tentativo è sempre il medesimo, catalogarci, definirci, incastrarci in schemi maschili. La trivialità, l’alterazione dell’immaginario femminile, l’abuso di corpi, la riduzione dell’essere femminile, la volontà di umiliare, abbassare, declassare il genere femminile fino agli scandali sessuali, nel corso dell’ultimo quindicennio, ci hanno tramortito tutte e tutti. A un certo punto si aveva la sensazione di aver smarrito il senso della realtà, cosa fosse vero e cosa posticcio. Ma intravedo nella sobrietà grigia degli attuali governanti, nella compostezza delle cattedratiche ministre, nella fierezza dei loro magnifici titoli di studio, sotto i quali ha ceduto tragicamente la politica, nella misura perfetta delle loro affermazioni, nella disciplina dell’austerity, nella loro capacità di indurre dolcemente gli italiani al sacrificio (al sacrificio sulle pensioni, al sacrificio sulle tasse, al sacrificio sul lavoro… ) una buona dose di perbenismo e maschilismo, un conservatorismo non becero ma elegante, ma pur sempre un conservatorismo. “Tabù” è un termine ricorrente. Non è un tabù mettere in discussione l’articolo 18, non è un tabù alzare l’età pensionabile per le donne, non è un tabù pensare di eliminare la cassa integrazione. Però diventa tabù parlare di riconoscimento delle coppie di fatto, parlare di ru486, di pillola del giorno dopo.
Piuttosto avverto l'importanza di affermare una libertà consapevole fuori dalla mercificazione e dagli stereotipi, sempre riconoscendo i desideri e l’autodeterminazione, per costruire un nuovo immaginario delle donne che sia  fedele a ciò che le donne stesse decidono di essere, libere, indisciplinate, consapevoli e indisponibili. Questo tema culturale nel nostro territorio si traduce nello sforzo immane delle tante che, quotidianamente, fronteggiano stereotipi e archetipi dettati da un irrisolto patriarcato, ancora imperante almeno al Sud, da un maschilismo violento, da una barbarie culturale, da una cattiveria criminale, da un’omertà spesso impenetrabile.
Questo 8 marzo sento personalmente di dedicarlo ad Anna Maria Scarfò, al suo coraggio nello sfidare la violenza, il crimine, la barbarie e l’omertà. La sua determinazione nell’invertire la consuetudine delle cose che accadono e che sembra non possano andare diversamente, il suo desiderio di riprendersi una vita normale, di non sacrificarsi a un tragico destino, di riappropriarsi del proprio corpo, della propria dignità, dei propri sentimenti e dei propri desideri. E il desiderio stesso di sentirsi viva e libera di vivere i suoi 25 anni. Anna Maria è simbolo di riscatto per tutte noi, altro che “malanova” come avrebbero voluto i suoi aguzzini; oggi tante donne le sono accanto ed eravamo tantissime con lei il giorno dell’udienza del processo per minacce e ingiurie, perché la storia di Anna Maria oggi rappresenta per questa terra una benedizione e una liberazione.

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