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sabato 15 ottobre 2011

ADICO: le news

Politica: tagli per 60 milioni alla sicurezza, tasse sui concorsi, stangata sui buoni pasto

15 ottobre 2011
Incassata la fiducia, il governo vota nel pomeriggio il nuovo rendiconto generale dello stato per l’anno 2010 e la legge di stabilità 1, la vecchia Finanziaria, che prevede fra l’altro tagli per 60 milioni alla sicurezza. La bozza di ddl prevede fra l’altro tagli di due milioni di euro per le spese di vitto del personale fuori sede dell’arma dei carabinieri e della Guardia di finanza impiegato per il servizio di ordine pubblico. Non c’è stata la consueta conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il ministro Tremonti, fra l’altro, è partito subito dopo la riunione alla volta di Parigi in vista del G20
Stretta su missioni e sicurezza – “Al fine di razionalizzare e riorganizzare la spesa”, si legge nel testo, “anche attraverso il più razionale impiego delle risorse umane, logistiche, tecnologiche e dei mezzi delle forze di polizia nell’espletamento dei compiti di ordine e di sicurezza pubblica è disposta, fermo restando il conseguimento degli obiettivi di sicurezza pubblica nell’ambito delle risorse disponibili, la riduzione dello stanziamento previsto nello stato di previsione del ministero dell’Interno, missione ordine pubblico e sicurezza, programmi 8 e 9, di 10 milioni di euro per l’anno 2012 e di 50 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013, nella misura del 50% per la Polizia di Stato e del 50% per l’Arma dei carabinieri”.
E’ prevista anche una riduzione della spesa – 57.448,387 euro per il 2012 e di 30.010,352 per il 2013 – per la retribuzione del personale volontario del corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Il Mibac si salva e può assumere – Non ci saranno invece tagli lineari al ministero dei Beni culturali che vede mantenute intatte le proprie spese di funzionamento. Secondo quanto si apprende, il contributo dovuto di 60 mln di euro sarà pagato dal Mibac a partire da 2012 attraverso il disimpegno delle giacenze di cassa più antiche, scelte dal ministero. Inoltre il Ddl sblocca 170 assunzioni (fra tecnici e funzionari) del ministero che erano state congelate con la manovra di quest’estate.
Niente fondi alla banda larga – E’ confermato invece il dirottamento dei fondi destinati alla banda larga 2: i proventi aggiuntivi dell’asta per le frequenze 4G non verranno investiti, come previsto inizialmente, nel settore tlc. La somma di circa 1,6 miliardi di euro (eccedente rispetto ai 2,4 miliardi) viene infatti destinata per il 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per il 50% al fondo del ministero dell’Economia per “interventi urgenti”. Secondo il ministro La Russa, questi interventi urgenti verranno utilizzati con priorità per sicurezza e difesa.
Buoni pasto, stangata per gli statali – La bozza approvata prevede, inoltre, che i buoni pasto per il personale statale vadano solo a coloro che, nell’arco di una giornata, lavorano per otto ore. La disposizione non si applica al personale che appartiene al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. La norma potrebbe colpire buona parte dei travet che lavorano 36 ore a settimana (7 ore e 12 minuti al giorno) per un massimo di 22 buoni persi e 154 euro in un mese.
Tassa sui concorsi pubblici – La Finanziaria istituisce una tassa per chi aspira ad avere un posto da statale. Per partecipare a concorsi per l’assunzione nel pubblico impiego si dovrà pagare una somma compresa tra 10 e 15 euro. La tassa è giustificata come “diritto di segreteria” come per la copertura delle spese della procedura.
Scuola, meno permessi – I distacchi, le aspettative e i permessi del settore scuola sono ridotti del 15% a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013. La misura, secondo la bozza di ddl, è prevista “al fine di valorizzare le professionalità del personale scolastico”. Inoltre, gli istituti autononi non potranno avere dirigenti scolastici assegnati a tempo indeterminato se hanno meno di 300 alunni. La bozza di legge di stabilità modifica la manovra di luglio che aveva fissato in 500 il limite. Queste scuole saranno affidate “in reggenza” a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome.
Enti previdenziali, meno spese – Il ddl stabilisce che Inps, Inpdap e Inail, “nell’ambito della propria autonomia”, dovranno ridurre le proprie spese di funzionamento “in misura non inferiore, in termini di saldo netto, di 60 milioni per il 2012; 10 milioni per il 2013 e 16,5 milioni a decorrere dal 2014″.
Via un miliardo dalla sanità – A sorpresa sono spariti anche i fondi per l’edilizia sanitaria. Il finanziamento da un miliardo, a suo tempo concordato dal ministro Ferruccio Fazio, è stato cancellato. Fazio ha protestato, poi ha votato a favore.
Il Fondo straordinario – Tutta una serie di interventi saranno finanziati attraverso il fondo straordinario presso il ministero dell’Economia, rimpinguato con 4,8 miliardi nel 2012 e 263 milioni nel 2013. Da qui saranno prelevate le risorse, tra l’altro, per la detassazione del lavoro, il 5 per mille, l’autotrasporto, le scuole e università non statali, le missioni internazionali.
Tagli ai ministeri – Il messaggio sembrava rivolto soprattutto ai ministri più “penalizzati”, che avevano protestato contro la riduzione delle risorse a disposizione 3. Alla fine, oggi, il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, si è arreso alla cancellazione dei fondi per la banda larga in cambio della promessa di reperire le risorse magari attraverso la Cassa depositi e prestiti. Stefania Prestigiacomo – che aveva visto il suo ministero dell’Ambiente ridotto con 434 milioni per il 2012, 320 dei quali per le spese fisse – è riuscita a recuperare la promessa di 300 milioni immediatamente spendibili ed altri 500 milioni da utilizzare da oggi al 2015 per far fronte al dissesto idrogeologico. Nel complesso, ha detto il ministro Galan, la bozza approvata conferma i tagli lineari ai ministeri per circa 6 miliardi di euro.
Il governo si allarga – Il consiglio dei ministri ha inoltre proceduto a nominare viceministri i già sottosegretari Aurelio Misiti (Infrastrutture) e Catia Polidori (Sviluppo economico). E a nominare sottosegretari Guido Viceconte (Interno) e Giuseppe Galati (Istruzione). “Sono nomine scandalo”, tuona il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, “sembra il mercato di Porta Portese”.

 

Il governo ottiene la fiducia: i sì sono 316

14 ottobre 2011
Il governo Berlusconi ha ottenuto la sua 53esima fiducia alla Camera: i sì sono stati 316, i no 301. Un risultato che il centrodestra si attendeva e che presuppone, seppure di poco, l’esistenza della maggioranza assoluta dell’Assemblea, che solo fino a poche ore prima del voto sembrava essere messa in discussione. Dopo che nei giorni scorsi il governo era stato battuto a Montecitorio sul rendiconto dello Stato, un episodio che nelle fila del Pdl era stato derubricato a semplice «incidente», i deputati sono stati chiamati a rinnovare il proprio sostegno all’esecutivo. E alla fine questo sostegno c’è stato. Berlusconi, dunque, resta in sella. Perlomeno fino a quando la corrente vicina all’ex ministro Claudio Scajola, che da tempo chiede un cambio di passo nell’azione del governo ed un allargamento della maggioranza, deciderà di non fare mancare il proprio appoggio, come in questo caso. Quanto all’opposizione, è andato a vuoto il tentativo di far fallire il voto per mancanza del numero legale. La maggioranza è stata tale anche sul fronte del quorum, ma nel centrosinistra si è aperto un aspro dibattito sul ruolo dei radicali – eletti nel 2008 nelle fila del Pd – che hanno deciso di non seguire le indicazioni del gruppo e di entrare in aula già durante la prima «chiama», vanificando così ogni tentativo di abbattimento del numero legale (come si è poi dimostrato, la loro decisione sarebbe stata comunque ininfluente).
BERLUSCONI SODDISFATTO – In tutto questo il capo del governo può tirare un sospiro di sollievo e celebrare una nuova vittoria politica: «Ho la fiducia dopo aver sventato la figuraccia dell’opposizione – ha commentato a caldo Berlusconi – che ha sbagliato i suoi calcoli mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo e offrendo una immagine su cui gli italiani rifletteranno».
LA STRATEGIA DELL’OPPOSIZIONE – L’opposizione, dunque, non aveva partecipato alla prima «chiama» (il voto si svolgeva per appello nominale di tutti i 630 deputati, operazione che il regolamento prevede venga ripetuta due volte), tentando di non far raggiungere il numero legale (315 presenze) per la votazione. Il tentativo non sarebbe andato comunque a buon fine perché, si è poi scoperto, la maggioranza avrebbe avuto lo stesso il numero richiesto di deputati presenti. Tuttavia non è passato inosservata la scelta di agire autonomamente da parte dei cinque radicali, a cui si sono aggiunti i due rappresentanti delle minoranze linguistiche. Dopo che al termine della prima chiama il risultato parlava 315 sì e 7 no, al secondo «appello» al resto dell’opposizione non è rimasto che prendere parte al voto.
GLI «SCAJOLIANI» – Non sono bastate a far cadere il governo le assenze di due dei cosiddetti «scajoliani» Fabio Gava e Giustina Destro. Lo stesso Scajola invece era presente e ha votato sì. In precedenza aveva rassicurato: «Oggi ci sarà la fiducia». Lui e il suo gruppo continuano tuttavia a chiedere un’inversione di rotta: «Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere».
EX RESPONSABILI: IL CASO SARDELLI – In occasione della sconfitta sul rendiconto dello Stato, erano mancati all’appello alcuni voti degli ex Responsabili. Nel corso delle dichiarazioni di voto Silvano Moffa, capogruppo di Popolo e Territorio, aveva assicurato a Berlusconi: «Saremo qui a sostenerla». Nelle sue file alla fine c’è stata la sola defezione di Luciano Sardelli, che non ha preso parte al voto. «Non parteciperò – aveva anticipato il deputato -. Ho suggerito al premier Berlusconi di andare al Colle inaugurando così una nuova fase». La sua scelta gli è però costata l’allontanamento dal gruppo parlamentare: «Sardelli è fuori da Popolo e territorio» ha dichiarato Moffa alle agenzie al termine della seduta. E subito dopo lo stesso Sardelli ha replicato con una puntualizzazione: «Sono io che me ne vado».
BOSSI E IL VOTO ANTICIPATO – Significativa alla fine della seduta anche la dichiarazione del leader leghista Umberto Bossi: «Appena sono arrivato in aula ho capito che la fiducia sarebbe passata. La Lega c’era tutta ed il Pdl anche». Il governo regge fino al 2013? «Non lo so» risponde Bossi. Il voto anticipato? «Berlusconi – dice Bossi – andrà al voto, quando lo decido io». Bossi aggiunge anche che su Bankitalia non ci sono novità.
I TAGLI AI MINISTERI – Novità che sicuramente sono in arrivo nel consiglio dei ministri in programma questo pomeriggio, dove si discuterà sui tagli al bilancio dei vari ministeri. Nel ddl Stabilità «ci sono tagli dolorosi ai ministeri» ha infatti dichiarato Berlusconi. «Quando si decide di intervenire sul debito bisogna seguire diverse strade, noi ne abbiamo scelte due: abbiamo aumentato dolorosamente di un punto l’Iva e dolorosamente abbiamo tagliato. Oggi in Cdm saranno trasferiti i tagli per ciascun ministero. Mi auguro che venga trovata una soluzione di buon senso».
IL COLLE – Dopo la conclusione del Consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi si è recato al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il Cavaliere in mattinata aveva parlato di un incontro «già previsto» durante il quale sarebbe stata affrontata anche la questione Bankitalia.

Fonte: il corriere.it

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