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venerdì 20 luglio 2012

Reggio Calabria: Operazione "ARMO"



          Nella mattinata odierna, personale di questa Squadra Mobile, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nr.1271/12 RGNR DDA-nr.1440/12 RGIP DDA-nr.55/12 R.O.C.C., emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale DDA, a conclusione di un’articolata attività di indagine, ha tratto in arresto i sottoelencati soggetti:

1.     CONDEMI Domenico, alias Doddy, nato a Reggio Calabria il 03.07.1976, ivi residente in viale Europa nr. 79 –pregiudicato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Melfi (PZ)-;
2.     CUZZOLA Natale, nato a Reggio Calabria il 06.10.1963 ed ivi residente alla Via Boschicello nr.19 -pregiudicato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Palmi-
 

in quanto responsabili dei delitti di porto abusivo e detenzione illegale di un fucile a canne mozze e relativo munizionamento, omicidio ed occultamento del cadavere di PUNTORIERI Marco cl’70, fatto commesso in data 15 settembre 2011.

         
            Preliminarmente deve dirsi che il presente provvedimento restrittivo cautelare, scaturito a conclusione dell’operazione denominata “ARMO”, si innesta nella prosecuzione dell’attività investigativa condotta sempre da questa Squadra Mobile e che già in data 21.12.2011 (operazione “Alta Tensione 2”) ed in data 22.02.2012 (operazione “San Giorgio) era sfociata nell’emissione di analoghi provvedimenti che avevano consentito di trarre in arresto complessivamente nr.16 affiliati della cosca LIBRI CARIDI, tra cui figuravano i citati CONDEMI e CUZZOLA.

            L’odierna ordinanza di custodia cautelare è il compendio degli esiti degli approfondimenti investigativi compiuti da quest’Ufficio in merito all’omicidio, avvenuto in località Armo di questo centro in data 15 settembre 2011, in pregiudizio di PUNTORIERI Marco cl’70, pluripregiudicato organico alla cosca LIBRI.


 Le indagini avviate nell’immediatezza dalla locale Stazione Arma CC Rione Modena da subito inquadravano detto episodio delittuoso, perpetrato con il metodo della c.d. “lupara bianca”, quale regolamento di conti maturato in seno alla medesima consorteria mafiosa e si concludevano con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (nr.1271/12 RGNR DDA-nr.1440/12 RGIP DDA-nr.23/12 ROCC) eseguita in data 23.03.2012 nei confronti di VENTURA Domenico, nato a RC il 29.03.1963, anch’esso organico alla menzionata consorteria criminale.

   In particolare, una svolta alle indagini dell’Arma CC venne impressa dalla ricezione di uno scritto anonimo cui erano acclusi dei files audio/video, frutto di riprese effettuate a mano libera ed a mezzo di una seconda telecamera fissa. Dette immagini immortalavano la vittima ed il citato VENTURA nei momenti in cui gli stessi, stazionando in prossimità di un rudere sito in località Armo, colloquiavano, maneggiando un fucile a canne mozze, nell’attesa di compiere un efferato delitto fino al momento in cui i due soggetti uscivano dall’inquadratura della telecamera fissa e si udivano due colpi di fucile, per poi essere ripreso il cadavere del PUNTORIERI riverso al suolo. Dalla visione e conseguente analisi di detti filmati venivano raccolti elementi sufficienti ed univoci che conducevano all’emissione della citata ordinanza eseguita nei confronti del VENTURA.

Parallelamente questa Squadra Mobile, nell’ambito del proc. pen. nr. 458/11 RGNR DDA, aveva avviato già da tempo una serie di attività tecniche, di intercettazioni telefoniche ed ambientali, nei confronti di diversi esponenti della cosca CARIDI, notoriamente federata al più prestigioso clan LIBRI. All’esito delle stesse scaturivano l’emissione di due distinti provvedimenti cautelari eseguiti nell’ambito delle menzionate operazioni “Alta Tensione 2” e “ San Giorgio”. Inoltre, con recente nota informativa depositata in data 27 giugno u.s., quest’Ufficio deferiva alla locale Direzione Distrettuale Antimafia i menzionati CONDEMI Domenico e CUZZOLA Natale, (già tratti in arresto per associazione mafiosa ed altri reati-fine in quanto affiliati alla cosca CARIDI) in quanto ritenuti responsabili dei delitti di omicidio ed occultamento di cadavere, in concorso con il già citato VENTURA.


Nell’ambito della suddetta attività di indagine venivano rivisitati ed approfonditi gli esiti della precedente attività investigativa, identificando ed individuando le responsabilità del duo CONDEMI-CUZZOLA che, unitamente al VENTURA, il giorno precedente l’omicidio avevano eseguito un sopralluogo finalizzato a sperimentare le condotte da adottare in vista del delitto da compiere, il giorno seguente, in danno della citata vittima. Infatti, dal tenore delle intercettazioni captate in data 14 settembre 2011, a bordo dell’autovettura Fiat Panda in uso al CONDEMI, emergeva come il trio CUZZOLA-CONDEMI-VENTURA avesse pianificato i dettagli del loro progetto delittuoso, soffermandosi sia sulle fasi preliminari in cui non avrebbero dovuto fare trapelare le loro intenzioni omicidiarie alla vittima, lì convocata con il pretesto di compiere un omicidio, in concorso con i soggetti appartenenti al suo medesimo ambiente criminale; sia sulle fasi successive alla consumazione dell’efferato delitto, relative al momento in cui il citato trio avrebbe dovuto lasciare il locus commissi delicti, all’individuazione dei mezzi di locomozione da adoperare ed alle modalità di occultamento del cadavere. Tutti i suddetti passaggi essenziali dell’azione criminale, elaborata nei dettagli dai tre soggetti,veniva puntualmente eseguita il giorno seguente negli stessi termini in cui era stata programmata.

          
           I risultati complessivamente conseguiti all’esito delle suddette indagini venivano così compendiati nell’odierno provvedimento restrittivo cautelare. 

           Inizialmente quest’Ufficio veniva delegato alla visione ed al riascolto dei suddetti files, oltre che alla disamina degli esiti delle indagini esplicate dalla Stazione Arma CC. Da subito questa Squadra Mobile individuava chiaramente il tranello ordito ai danni del PUNTORIERI il quale, la mattina del 15 settembre ’11, era convinto che avrebbe dovuto compiere un delitto ma, da presunto carnefice, lo stesso era, in realtà, la vittima predestinata dei suoi apparenti complici. Questi ultimi, infatti, lo avevano attirato in località Armo con il pretesto di realizzare un delitto, dato evidenziato da cinque distinte circostanze.

           La prima è desunta dai filmati in cui il PUNTORIERI ed il VENTURA, ripresi in atteggiamenti confidenziali intenti a passeggiare ed a colloquiare affabilmente tra loro, maneggiavano entrambi l’arma che sarebbe stata poi utilizzata dal secondo per l’omicidio del primo. La seconda è data dal particolare che il PUNTORIERI quella mattina fosse uscito di casa privo di documenti e, soprattutto, dei due cellulari nella sua disponibilità, che  infatti vennero successivamente rinvenuti presso l’abitazione materna, accortezza certamente utilizzata al fine evidente di non consentire di individuare la sua esatta posizione con l’ausilio di eventuali successive mirate attività tecniche. La terza, desunta dai filmati riesaminati e dalle escussioni dei familiari, è data dalla circostanza che il PUNTORIERI tenesse tra le mani un paio di collant, fornitogli quella stessa mattina dalla moglie ed alla cui presenza l’aveva calzato sulla testa, gesto la cui unica spiegazione plausibile era l’imminente compimento di un reato per la cui realizzazione lo stesso avrebbe dovuto avere il volto travisato in modo da non essere riconoscibile. Inoltre, quest’Ufficio, dal riesame di detti filmati, captava anche alcuni tratti di conversazione in cui il PUNTORIERI si informava se anche il VENTURA fosse fornito di calze (P:“senti, ti sei portato la calza?” / V: “no, non ne ho portate”) reputandola necessaria nel timore di potere essere riconosciuto “io gliela taglio in caso, anche se è stretta, lo vedi che mi viene stretta però onestamente…inc…se passa qualcuno…”. La quarta deriva sempre dal dialogo captato da quest’Ufficio, in particolare nel passaggio in cui il PUNTORIERI dapprima chiedeva al VENTURA dove si trovasse Natale, cioè l’altro complice Natale CUZZOLA, cugino del VENTURA, il quale ne certificava la presenza nelle vicinanze (P:“dove è andato Natale?” /V: “là dove c’è lo…inc…”), verosimilmente a fare da vedetta per avvertire dell’arrivo di quella che era stata fatta credere al PUNTORIERI sarebbe stata la vittima designata, ansiosamente attesa dal PUNTORIERI (“e lui quando sale”) ed in ciò rassicurato dal VENTURA “no, passa verso le nove e mezzo mi ha detto che sale…inc…”. La quinta scaturisce ancora dal dialogo captato, nella parte in cui il VENTURA sollecitava PUNTORIERI ad appartarsi per non essere visti (“Mettiamoci qua Marco, che non ci veda qualcuno, qua è buono per le marbizze vedi, ah”), finchè il PUNTORIERI rassicurava il VENTURA che “Natale è venuto, Natale…inc…”, quindi è certo che il CUZZOLA, benché non inquadrato, si fosse avvicinato ai due che sparivano dall’inquadratura, per poi udirsi subito dopo i due colpi che attingevano mortalmente il PUNTORIERI.

         Era chiaro che l’omicidio fosse stato premeditato e consumato in seno alla medesima organizzazione criminale di cui anche la vittima faceva parte, considerati i suoi trascorsi giudiziari. Pertanto, quest’Ufficio procedeva ad un attento riascolto degli esiti delle attività tecniche  espletate nelle indagini relative alla cosca CARIDI, notoriamente federata al più prestigioso clan LIBRI, legame cementato anche dal matrimonio tra il capocosca CARIDI Antonino e Rosa LIBRI, quest’ultima figlia del defunto boss Don Mico. In particolare, elementi determinanti in merito al concorso nell’omicidio de quo in capo al trio VENTURA-CUZZOLA-CONDEMI emergevano dalle captazioni registrate a bordo dell’auto in uso proprio al CONDEMI, dialoghi intercettati il giorno precedente al delitto, e con la quale autovettura i tre avevano effettuato finanche un accurato sopralluogo del sito prescelto per la perpetrazione dell’efferato delitto consumato il giorno seguente.

           Infatti, i tre dialogavano dettagliatamente progettando la realizzazione del delitto, decidendo con quale auto salire in quei luoghi isolati, descrivendo minuziosamente la strada impervia dagli stessi percorsa per raggiungerli, pianificando di nascondere ivi l’arma che sarebbe stata utilizzata e finanche provandola il giorno prima, incuranti di essere incappati in un imprevisto di non poco conto, cioè di avere trovato poco più in là una coppietta appartata in una macchina. Quindi il dialogo passava ad analizzare i momenti successivi, relativi cioè all’occultamento del cadavere, che dapprima veniva deciso dovesse essere semplicemente coperto con uno strato di cartone compresso, recuperato proprio all’interno del rudere, per poi fare definitivamente sparire il corpo del PUNTORIERI che, difatti, a tutt’oggi non è stato ancora rinvenuto, essendo soltanto state repertate su detto strato di cartone compresso e sul locus commissi delicti tracce ematiche e biologiche riconducibili alla vittima. Il trio era particolarmente attento alla programmazione nei minimi dettagli al punto che il CUZZOLA sottolineava perentoriamente “facciamo le mosse che facciamo domani” .  I conversanti non solo non mostravano alcuna perplessità né remore sul da farsi, ma anzi ostentavano addirittura menefreghismo e noncuranza, entrambe chiara ed inequivoca espressione della forza intimidatrice derivante dalla loro appartenenza ad un’associazione mafiosa, arrivando finanche a vantarsi dell’eco che il delitto avrebbe cagionato nell’opinione pubblica (“ora scoppia la bomba, tra un paio di giorni scoppia la bomba”), manifestando soltanto un dubbio inerente la definitiva sparizione del corpo esanime, perché il CONDEMI riteneva eccessivamente rischioso salire una seconda volta per occultarlo definitivamente e dal canto suo il CUZZOLA riteneva invece più idoneo altro sito non meglio precisato per commettere il delitto, in quanto la loro presenza in quel posto non avrebbe destato sospetto, a differenza del luogo prescelto e dove fu effettivamente perpetrato il delitto.

          A suffragare definitivamente le loro responsabilità è intervenuta anche un’intercettazione ambientale captata all’interno del circolo “Caccia sviluppo e territorio”,ubicato in questo centro, notoriamente luogo in cui gli affiliati della cosca CARIDI si riunivano per pianificare le loro attività delittuose ed anche sede della segreteria politica del consigliere comunale di maggioranza PLUTINO, anch’esso arrestato nell’ambito della summenzionata operazione “Alta Tensione 2”. In particolare, in data 21 ottobre 2011,quindi circa un mese dopo l’omicidio de quo, veniva captata una conversazione nella quale il CONDEMI commentava con il proprio interlocutore l’avvenuto ritrovamento della microspia all’interno dell’auto del primo. Da detto dialogo traspariva tutta la preoccupazione del CONDEMI che inizialmente era fortemente preoccupato di un imminente provvedimento restrittivo; quindi i due, dopo avere discusso da quanto tempo poteva essere stata installata la microspia, esaminavano varie tipologie di attività delittuose, finché si registrava il seguente passaggio:
ESPOSITO:    Persone non ne sparate davanti dalla macchina una cosa o un’altra, sopra a questo qua ci siamo, omicidi non ce ne sono stati--\
ESPOSITO:           Qualche incontro, ma non penso che siete andato con la vostra macchina in un incontro!--\     
CONDEMI:           A quale incontro?--\                        
ESPOSITO:           Se vi siete incontrato con qualcuno!--\       
    CONDEMI:   No, ma era per cose di…di un…quando parlavo con Giovanni  qua…(inc.)…--\           
CONDEMI:    Qua rischiamo Peppino un ergastolo!--\   
…          
           Come si può facilmente notare, ad un tratto l’ESPOSITO asseriva “persone non ne sparate davanti dalla macchina una cosa o un’altra, sopra a questo qua ci siamo, omicidi non ce ne sono stati…”, evidentemente consapevole che il CONDEMI non avrebbe mai commesso l’imprudenza di consumare un assassinio a brevissima distanza dalla propria autovettura ed, al contempo, però disconoscendo della compartecipazione del CONDEMI nell’omicidio del PUNTORIERI, perpetrato un mese prima, tant’è che non ricollegava detto episodio delittuoso ad un coinvolgimento del CONDEMI stesso. Invece, dal canto suo, sul delicatissimo punto introdotto dall’ESPOSITO, il CONDEMI dapprima non ribatteva nulla e poi, subito dopo, sottolineava “qua rischiamo Peppino un ergastolo!”, palesemente manifestando il timore che potesse incappare nella condanna al carcere a vita, misura prevista proprio per l’autore di un omicidio! E’ ovvio che detta preoccupazione in capo al CONDEMI non avrebbe avuto alcuna ragion d’essere se non proprio per il recente omicidio commesso in data 15 settembre ’11, vittima il PUNTORIERI.

          Il timore paventato dal CONDEMI era giustificato dalla sua compartecipazione alla fase ideativa, a quella di pianificazione e di esecuzione dell’omicidio de quo. In particolare, in merito ai primi due stadi del delitto, il CONDEMI era fortemente preoccupato perchè sopralluogo e progettazione dell’omicidio erano stati effettuati, unitamente ai complici, a bordo della sua autovettura Fiat Panda, sulla quale dal medesimo era stata poi rinvenuta la microspia, di qui la trepidazione di sapere da quanto tempo fosse stata installata ed il conseguente allarme di rischiare un ergastolo “qua rischiamo Peppino un ergastolo!”. Anche l’uso del plurale “rischiamo un ergastolo” è chiaramente indicativo di tutto quanto minuziosamente acclarato da quest’Ufficio e confluito nell’odierna ordinanza.  

          Le ordinanze sono state notificate presso le Case Circondariali di Melfi e Palmi dove sono già ristretti, rispettivamente il CONDEMI ed il CUZZOLA, in qianto tratti in arresto precedentemente da quest’Ufficio per i reati di associazione mafiosa, estorsioni, danneggiamenti ed altro. 

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