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mercoledì 11 aprile 2012

ADICO: le news

Borse in picchiata, incubo Piazza Affari: -5%. Lo spread Btp-Bund vola sopra i 400 punti

11 aprile 2012
Ieri le borse europee chiudono in rosso, mentre Milano, maglia nera, crolla del 4,98%. Londra cede il 2,24% a 5.595,55 punti, Parigi perde il 3,08% a 3.217,60 punti e Francoforte il 2,49% a 6.606,43 punti. Milano tracolla del 4,98% a 14.498,88 punti, mentre Madrid scivola del 2,83%. I listini risentono dei timori sulla Spagna, oltre che dei deludenti dati sull’occupazione Usa di venerdì scorso e del rallentamento economico in Cina. Anche Wall Street è in ribasso.
PIAZZA AFFARI – A Milano spiccano così i ribassi di Intesa Sanpaolo (-7,9%), Unicredit (-8,1%) e Banco Popolare (-7,3%), anche se le peggiori sono A2A (-8,1%) che paga l’incertezza sul futuro della società e sul riassetto Edison, e St (-8,2%) che ha rivisto le stime sul mol per la condanna a pagare 59 milioni all’olandese Nxp.
L’unico titolo positivo tra le blue chip è Mps (+0,28%), seguita da Campari (-1,2%) e Azimut (-1,8%) che a marzo ha segnato una raccolta positiva netta per 308 milioni. Sul resto del listino spiccano i rialzi di Rcs (+5,4%) dopo il rafforzamento di Rotelli e Gabetti (+6,4%), che festeggia l’aumento di capitale da 32 milioni.
BRUCIATI 17 MILIARDI – Piazza Affari ha mandato in fumo in una sola seduta oltre 17 miliardi di capitalizzazione (indice Ftse All Share -4,76%).
TITOLI DI STATO – Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund sale a 405 punti base, dopo aver toccato un top di giornata a quota 407. Il rendimento del decennale è al 5,68%. Lo spread tra Bonos e Bund vola a 436 punti, mentre il redimento del decennale è al 5,99%.
PASSERA CONVOCA BANCHE E IMPRESE – Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a quanto si apprende, convocherà la prossima settimana l’Abi e le principali associazioni di categoria per fare il punto sulle misure per la crescita economica e per affrontare le problematiche relative all’accesso al credito.
LA CINA FRENA – I timori sull’economia globale tra ieri e oggi hanno trovato nuovi spunti nei dati sulla Cina: l’import è aumentato meno del previsto, minando le speranze di vedere il gigante asiatico come un possibile puntello della crescita globale in questa fase. Intanto l’inflazione è tornata a salire, minacciando i margini di manovra delle autorità per sostenere l’economia. Il tutto non ha fatto altro che rialimentare le tensioni che si erano ricreate già nelle passate sedute sulla crisi dei debiti pubblici nell’area euro.
DISOCCUPAZIONE USA – A preoccupare anche il dato più atteso della settimana dai mercati: il rapporto ufficiale sul mercato del lavoro americano di marzo. In particolare il numero di nuovi posti creati, ‘solo’ 120 mila, laddove gli analisti si attendevano 205 mila posti. Si sperava nella migliore serie di rialzi dagli inizio del 2000, invece si è registrato il valore meno forte da cinque mesi. D’altra parte i già solidi dati di febbraio sono stati rivisto in meglio, a 240 mila posti creati, e a marzo il tasso di disoccupazione ha segnato una inattesa limatura, all’8,2 per cento con cui è tornato ai minimi da oltre tre anni: dal gennaio 2009.

Fonte: il giorno.it




Tv, governo azzera il ‘beauty contest’: frequenze messe all’asta a pacchetti

10 aprile 2012
Nessuna frequenza in regalo per le televisioni. Mediaset e gli altri network non avranno gratis nuovi canali di trasmissione. “Il beauty contest verrà azzerato”, annuncia Corrado Passera confermando l’orientamento espresso da Monti e dallo stesso ministro dello Sviluppo economico al momento del loro insediamento. Tra nove giorni scade la pausa di riflessione che il governo si era preso per esaminare la decisione del precedente esecutivo. Ma Passera ha già sciolto il nodo e individuato il percorso per assegnare i multiplex di frequenze d’intesa con l’Europa e l’Autorità delle Comunicazioni.
Si farà una vendita pubblica, ma il bene complessivo verrà spacchettato. “La prossima asta – spiega Passera – sarà fatta di pacchetti di frequenze con durate verosimilmente diverse”. È una riapertura dei giochi in piena regola, è un segnale che va nella direzione di un mercato veramente aperto.
Un’ipotesi è che la banda larga 700 (2 o 3 multiplex dei 6 totali in palio) venga aggiudicata per un periodo di 3 anni, da qui al 2015. Per quella data infatti una commissione dell’Onu ha previsto lo spostamento di reti dalle tv all’accesso a Internet.
Ed è proprio la banda 700, una rete superveloce, il bene più prezioso del lotto visto che fa gola agli operatori del web, cioè al futuro delle comunicazioni. Il resto dei canali più strettamente televisivi può invece essere assegnato per un periodo più lungo.
La scelta del governo deve ora passare al vaglio della commissione europea. E all’esame dei partiti di maggioranza, senza dimenticare l’incrocio delicato con il rinnovo dei vertici della Rai. Sarà poi l’Agcom a stabilire tempi e modalità dell’asta. Già domani possono arrivare risposte importanti.
Il commissario Ue all’agenda digitale Neelie Kroes sarà infatti a Roma per un convegno della Confindustria con Passera. L’occasione buona per fare il punto sulle frequenze tv. Secondo Mediobanca lo Stato può incassare 1-1,2 miliardi dalla vendita dei multiplex. Se non ci saranno intoppi, prima dell’estate l’Authority potrebbe indire l’asta.
SI RIPARTE DA CAPO
Il governo Berlusconi, per scelta del ministro dello Sviluppo Paolo Romani, aveva stabilito l’assegnazione di 6 multiplex di frequenze tv attraverso il beauty contest, in italiano concorso di bellezza. In pratica, niente asta ma una concessione gratuita dei canali a chi aveva i requisiti.
La pratica del beauty contest non è una prerogativa solo italiana. Lo è invece il conflitto d’interessi che coinvolge il Cavaliere e fece leggere la decisione del precedente governo come un regalo a Mediaset. Peraltro la “gara” indetta imponeva un vincolo di proprietà di soli 5 anni. Cioè: l’omaggio di oggi poteva essere rivenduto a caro prezzo in tempi brevi.
Monti e Passera, dopo il loro insediamento, stabilirono di sospendere il beauty contest. “Non credo sia buona cosa cedere gratuitamente beni di valore dello Stato”, disse il nuovo ministro dello Sviluppo economico. La pausa di riflessione è finita. La decisione del 19 aprile viene ora anticipata da Passera. La vecchia procedura sarà azzerata.
LA NUOVA GARA
Si punta a introdurre regole diverse in funzione di alcune prese di posizione internazionali e di un’apertura del mercato verso soggetti diversi da quelli puramente televisivi. L’asta verrà spacchettata. Una tranche di multiplex, quella forse più appetibile, verrà ceduta a concorrenti tv solo per tre anni, fino al 2015. Dopo quella data le Nazioni unite hanno stabilito che una serie di reti vengano trasferite dalla televisione all’accesso a Internet. Si parla della banda larga 700 che dovrebbe interessare 2 o 3 multiplex dei 6 complessivi.
Su quella “strada” digitale possono correre contenuti a velocità super e gli operatori del web attendono gli sviluppi del mercato per valutare nuove offerte e nuove possibilità. In sostanza, ciò che oggi vale 10 domani può valere 100.
Le compagnie telefoniche, Tim, Vodafone, Wind e 3, si sono tirate fuori da questa partita. Non più tardi di sei mesi fa hanno investito quasi 4 miliardi per la LTE, il 4G. Ma non è escluso che a breve siano in grado di tornare a competere. Il resto dei multiplex, meno preziosi, verrebbe invece assegnato per un periodo più lungo a imprese puramente televisive.
IL VALORE
Il bollettino di Mediobanca di febbraio ha calcolato in 1-1,2 miliardi il possibile incasso dello Stato dall’asta delle frequenze tv. Non siamo ai livelli del 4 G, costato circa 370 milioni a multiplex (erano 9). Ma rispetto al regalo è una cifra considerevole. Se i passaggi parlamentari e in sede europea avranno buon esito, l’Autorità delle Comunicazioni seppure in fase di rinnovo, è in grado di varare il nuovo bando entro l’estate.
LA REAZIONE DI MEDIASET
Al momento della sospensione, Fedele Confalonieri aveva attaccato Passera e l’azienda si preparava a ricorsi in tutte le sedi, italiane ed europee. Adesso il network di Berlusconi punta ad alzare la posta su altri fronti. Ad esempio, il canone sulle frequenze. Mediaset lamenta il pagamento di 32 milioni l’anno, calcolati sulla base del fatturato.
Nessun altra tv paga così tanto. Confalonieri chiede al governo un criterio diverso per il canone fondato sul valore dei canali. In questo caso non si esclude che Cologno

di Goffredo De Marchis
fonte: repubblica.it

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