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mercoledì 5 dicembre 2012

ADICO: le news


AUTO SFORA DI 6 CENTIMETRI, PAGA 38 EURO DI FERRY BOAT IN PIÙ
: «ORA MI COSTA COME UN CAMION, ACTV RIVEDA LE CATEGORIE»


5 dicembre 2012
Cambia la propria autovettura, acquistando lo stesso identico modello ma di nuova produzione, e scopre che per 59 millimetri di lunghezza in più il carnet da 10 corse per il ferry boat da Pellestrina al Tronchetto non gli costa più 85 euro, bensì 123. È accaduto ad Antonio Gavagnin, residente a Pellestrina e socio di Adico Associazione Difesa Consumatori, che per denunciare quella che a suo avviso è una vera ingiustizia il 3 dicembre 2012 ha scritto una lettera ad Actv, chiedendo che si trovi una soluzione a un problema che può interessare molti altri consumatori.
Il signor Gavagnin ha da poco sostituito la macchina, una Renault Megane Station Wagon – nemmeno una delle quattro ruote più lunghe in commercio – con un nuovo esemplare della stessa vettura: stessa marca, stesso modello. Unica differenza, il nuovo veicolo monta dei sensori di parcheggio in retromarcia. Ma il consumatore praticamente neanche ci fa caso. E se ne accorge nel peggiore dei modi. Al primo imbarco al ferry dal Tronchetto con la nuova macchina, si reca al Lido per cambiare l’Imob e registrarla, libretto dell’auto alla mano. «E lì, all’improvviso, scopro che la mia station wagon era diventata un camion – ironizza Gavagnin – sì, perché a causa dei sensori di parcheggio la mia auto non misura più 4,5 metri bensì 4,559 metri, e sforando di 59 millimetri il limite di lunghezza previsto per la categoria C ecco che la mia auto passa in categoria D, quella dei camion, che prevede per il carnet di 10 corse un pagamento di 123 euro contro gli 85 che pagavo prima: 38 euro in più per 6 centimetri scarsi mi sembrano davvero un’assurdità».
Così Gavagnin ha scritto una lettera ad Actv, piena di ironia ma anche molto determinata, e culminante in una proposta molto precisa: «Per rendere giustizia a tutti i consumatori che come me utilizzano il ferry boat, Actv deve riservare le prime tre categorie – A, B e C – alle sole autovetture, alzando il limite di lunghezza di 4,50 metri della categoria C in modo da includere tutte le autovetture in commercio, e destinare alla categoria D i camion e i pullman che misurano ben più di una station wagon».
«Si tratta dell’ennesimo abuso creato da una burocrazia non solo miope, ma pure poco aggiornata – commenta il presidente di Adico, Carlo Garofolini – basta un po’ di buonsenso per capire che non è certo giusto che un’auto paghi quanto un camion con rimorchio, soprattutto oggi che ogni euro che resta in tasca al consumatore è prezioso. Condividiamo quindi pienamente la battaglia del signor Gavagnin e invitiamo tutti gli utenti Actv che hanno lo stesso problema a scrivere e lamentarsi con Actv, in modo che le tariffe degli abbonamenti del ferry vengano riviste».
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SANITÀ, 14 MILIARDI DI TAGLI IN TRE ANNI. «A RISCHIO 250 OSPEDALI PRIVATI»


4 dicembre 2012
Quattordici miliardi in tre anni, da qui al 2014. È il taglio che si abbatterà sul settore Sanità, e gli esperti stimano già quali saranno le “disastrose conseguenze”: alcuni sistemi regionali “rischiano il collasso” e nel settore del privato accreditato, solo considerano il decreto sugli standard all’esame della Conferenza Stato-Regioni e che prevede la chiusura delle aziende con meno di 80 posti letto, sono ben 250 gli ospedali che rischiano di ‘saltare’, mandando a casa 12mila dipendenti tra medici e personale. Il che significa 300mila ricoveri in meno l’anno.
A fare il punto sulla Sanità italiana alla luce dei vecchi e recenti tagli è il 10/mo Rapporto dell’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) ‘Ospedali e salute 2012′, presentato oggi dal presidente dell’Associazione Gabriele Pelissero.
Dalla manovra Tremonti del 2011, alla spending review e la legge di Stabilità 2013, rileva l’Aiop, è stato un susseguirsi di manovre governative che “hanno applicato tagli lineari”, nonostante la spesa sanitaria pubblica si collochi costantemente tra 1 e 2 punti percentuali di PIL al di sotto di quella di Paesi come Francia e Germania. Da qui l’appello di Pelissero: “I tagli predisposti non sono sostenibili. È necessario che tutti i soggetti interessati si uniscano da subito in un progetto di salvataggio finanziario del Servizio sanitario nazionale. Il rischio per l’intero sistema produttivo è che collassi il Servizio pubblico”. Dunque, “un’autentica alleanza tra strutture pubbliche e private, tenendo conto che queste ultime rappresentano il 25% di tutte le prestazioni erogate, a fronte del 15% dell’intera spesa: il loro contributo – rileva Pelissero – è pertanto fondamentale. Insomma, basta considerare la Sanità come settore su cui ‘fare cassà; chiediamo al governo di rivedere i provvedimenti di taglio”. Preoccupazione è espressa anche dal presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Giovanni Bissoni: “Bisogna transitare questa situazione difficile, tenendo però conto del fatto – sottolinea – che la compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini è già molto alta rispetto agli altri Paesi Ue”.
Un taglio di 14 mld, rincara il presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), Giovanni Monchiero, “è un obiettivo irraggiungibile, e il premier Monti si è fatto ‘sfuggirè questa verità”. Il rapporto Aiop dimostra, prosegue, “che siamo tutti nella stessa barca, aziende pubbliche e private, e si rischia di non coprire più i costi”. E non si tratta di previsioni future: “Le politiche di taglio stanno iniziando a dare problemi di cassa alle Asl e già a dicembre – afferma – si potrebbero verificare problemi di pagamenti per le forniture”. Insomma, una situazione tutt’altro che rosea, mentre aumenta la pressione sui cittadini chiamati a pagare sempre di più la Sanità di tasca propria: la spesa dei cittadini per la sanità è infatti pari a circa 40 mld di euro l’anno (pari a circa il 2% del Pil). Ed ancora: l’onere per i ticket su visite e prestazioni specialistiche è cresciuto infatti dell’11,3% nel periodo 2009-11 e del 13,3% per i ticket sui farmaci, cui si aggiunge il costo per visite intramoenia (effettuate dal 14% dei cittadini) per evitare lunghe liste di attesa. E se il 18,1% degli italiani dichiara di aver rinunciato quest’anno a prestazioni sanitarie per ragioni economiche, il 75% non ha dubbi: unico effetto della Spending review sarà di addossare ulteriori costi agli utenti e di ridurre i servizi offerti.
Fonte: avvenire.it

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