La proposta degli
ambientalisti per disincentivare il ricorso ai siti e finanziare la prevenzione
Il presidente di Legambiente Calabria, Francesco Falcone: inerzia delle
istituzioni a tutti i livelli nonostante le tante denunce, ora bisogna uscire
dall'emergenza con la raccolta porta a porta
Italia a due velocità anche sul fronte dei rifiuti: sono
il Centro e in particolare il Sud e la Calabria a frenare la locomotiva della
raccolta differenziata e a mantenere viva nel Paese una questione spinosa, che
provoca aspre contese politiche e alimenta forti tensioni sociali. È la
fotografia che emerge dal Rapporto Rifiuti Urbani 2012, redatto dall’Ispra
(Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sui dati del
quinquennio 2006-2010.
Trentadue milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani,
una media di 536 kg per abitante da smaltire ogni anno a fronte di una raccolta
differenziata pari a 11,5 milioni di tonnellate, circa il 35%, costantemente in
ascesa in tutte le categorie merceologiche. Un trend positivo, dunque, ma si è
ancora ben lontani dagli obiettivi minimi della differenziata. Mentre le
discariche disponibili si vanno esaurendo e negli anni 2000 si è passati da 2,2
milioni a 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti inceneriti. Un ritardo ormai
ventennale che, dicono i dati, è frutto in particolare dell’inerzia del
Mezzogiorno. A fronte di una produzione pro capite di rifiuti relativamente
omogenea (si va dai quasi 700 kg dell’Emilia ai quasi 400 della Basilicata), la
forbice si allarga notevolmente in relazione alla differenziata: le regioni del Nord superano o si avvicinano alla
soglia fatidica del 50%, mentre il resto del Paese annaspa. E la Calabria si ferma ad un fallimentare
12,4% .
Una performance oltremodo negativa, quella calabrese, che
rende ancora più scottante la questione
discariche. Un risultato ancora più negativo se si tiene conto
dell’arretramento percentuale nella gestione del compostaggio (-3,9% da
raccolta differenziata, -9,7%
totale), cioè della trasformazione dell’umido, la frazione più corposa dei
rifiuti urbani. Nel trattamento
meccanico biologico, che permette di separare i rifiuti indifferenziati, si
registra un saldo negativo del -3,8%.
Diretta conseguenza della gestione squilibrata dei rifiuti è l’ammasso in discarica: il 61% (574mila tonnellate) finisce nei siti
autorizzati e in quelli avviati d’emergenza. “Una
follia – dichiara Francesco Falcone,
Presidente di Legambiente Calabria – un fallimento più volte denunciato a cui
si associa l’inerzia delle istituzioni a tutti i livelli”.
Un’analisi dei flussi di rifiuti smaltiti in discarica in
Calabria nel quinquennio 2006-2010 evidenzia le potenti distorsioni provocate
dal paradosso di una ultradecennale gestione orientata all’emergenza: il
sovraccarico di rifiuti delle province di Reggio e Crotone (275mila e 230mila
tonnellate stoccati nel 2006) è stato progressivamente assorbito dai 7 impianti
del Cosentino e dai 3 del Catanzarese, in precedenza in relativo equilibrio e
ormai prossimi alla saturazione. Nel 2010 il territorio di Cosenza ha
ingoiato168mila tonnellate di rifiuti (contro le 366mila tonnellate del 2009),
il territorio di Catanzaro 312mila tonnellate (contro le 213mila dell’anno
precedente), Reggio 44mila tonnellate e Crotone 48mila (nel Vibonese non
risultano discariche operative). In totale, la massa di rifiuti conferiti ai
siti calabresi è solo leggermente diminuita, mentre s’è generalizzato il
fallimento del sistema orientato alle discariche.
“L’aumento della produzione di
rifiuti e la discarica come principale opzione di gestione sono due emergenze
che l’Italia deve affrontare subito. Per risolverle serve il coraggio della
politica, sia a livello nazionale che a livello locale”. Così il vicepresidente
di Legambiente Stefano Ciafani nel
commentare i dati del rapporto Ispra, che evidenziano un aumento della
produzione nazionale di rifiuti urbani e il corposo ricorso alla discarica come
forma di smaltimento.
Legambiente propone dunque un
piano che incentivi la raccolta porta a porta in particolare dell’organico,
rigore nel divieto di conferimento in discarica dei rifiuti non pretrattati, il
passaggio fondamentale dalla tassa alla ecotariffa.
In particolare, il Cigno Verde propone l’abolizione del tetto di 25 euro a
tonnellata per la tassa sullo smaltimento in discarica, così da consentire alle
Regioni più coraggiose di fissare delle sovrattasse e finanziare così politiche
di riciclaggio e prevenzione.
“Occorre valorizzare le esperienze positive, che pure vi
sono in Calabria, come quelle di alcuni piccoli Comuni da Riace a Sellia, da
San Basile a Saracena – conclude Falcone
– cercheremo di dare il nostro contributo ambientalista puntando sulle
esperienze positive della nostra terra, con l’ambizione di far scaturire
effetti moltiplicatori di buone prassi attraverso la prima edizione regionale
del rapporto storico di Legambiente “Comuni
Ricicloni”. Lo vogliamo e lo dobbiamo fare per cercare di far scattare una
molla, dare un impulso ai comuni virtuosi per generare una competitività
positiva per eccellere, per far meglio e di più nella raccolta differenziata,
per dire che anche in Calabria nel tema
dei rifiuti un’altra gestione è possibile”.
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