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lunedì 3 ottobre 2011

Fascì (PdCI), 10 ragioni per essere indignati (6): le OMECA

Abbiamo letto con attenzione la nota stampa diffusa dal Consigliere Regionale ON.le Candeloro Imbalzano in merito al destino delle OMECA e riassuntivo dell'esito dell'audizione avuta dalla II^ Commissione consiliare regionale con i vertici dell'Ansaldo-Breda, società titolare dello stabilimento.
Pensiamo di aver colto un grave disagio del Consigliere Imbalzano il quale, da navigato amministratore e politico, ha tentato in tutti i modi di edulcorare il dramma che si affaccia all'orizzonte: la possibile chiusura delle OMECA.
Ma, purtroppo, dietro le quinte del ragionamento espresso dall'ON.le Imbazano stà proprio questa prospettiva: la chiusura dell'unico stabilimento industriale della città, le OMECA.
D'altronde, chi ha seguito da vicino la storia dello stabilimento e chi appena ha un minimo di visione regionale e nazionale, non può meravigliarsi. Le OMECA, una volta conclusa la commessa in atto, non hanno in programma altre proposte lavorative di rilievo.
E pur tuttavia già oggi è latente la Cassa integrazione.
La Regione Calabria che ha un problema grave in termini di infrastrutture ferroviarie non ha messo tra le priorità il rinnovo del parco treni regionali. Per la verità un solo intervento in questo senso è reperibile e risale alla giunta Loiero, pur tanto vituperata.
I dati delle agenzie ci dicono che dal 2010 la spesa dei fondi POR è scesa in percentuale vertiginosa.
Il Governo, è stato bravo a sottrarre i fondi FAS alla Calabria per pagare le quote latte e altre "esigenze" non certo utili allo sviluppo del SUD.
Si presenta, insomma, all'orizzonte un altro record per il Presidente Scopelliti: dopo la crisi del porto, dopo l'abbandono delle Ferrovie della Provincia di Reggio, adesso anche le OMECA.
Meno male che dovevamo esportare il Modello Reggio in Calabria!
E pure i muri della città sono tappezzati da grandi manifesti dove lo stesso Scopelliti invita il popolo reggino a sostenere la sua azione per "la crescita della Calabria"! Ci vuole davvero coraggio.
Una favola racconta di due amici contadini: il primo aveva un albero che produceva tanti frutti; per cui non si è preoccupato di seminare il resto del fondo pensando che l'albero potesse da solo e perennemente produrre frutti a sufficienza.
Il secondo, invece ha cercato di valorizzare al massimo quello che aveva: si è messo all'opera ed ha seminato tutto il terreno; poi lo ha coltivato, arato ed irrigato ed alla fine è riuscito a realizzare un terreno florido e fiorente (la cosiddetta primavera di Reggio a firma Italo Falcomatà ed il Centro-Sinistra che lo sostenne).
Ebbene, Scopelliti sembra molto incarnare il primo dei contadini.
Prima ha utilizzato il bilancio attivo lasciato dal suo predecessore; poi ha utilizzato i soldi del Decreto Reggio che il suo predecessore aveva trasformato in progetti; ma in dieci anni di governo cittadino non è riuscito a pensare una – dicasi una – idea di prospettiva per la città che come tutti sanno oggi stà perendo giorno dopo giorno, insieme alle sue imprese, alle attività commerciali costrette a vivre sull'orlo del baratro ed anche i suoi gioielli come l'OMECA.
Per tornare alle OMECA, vogliamo dirlo da subito ed a scanso di equivoci: noi ci opporremo con tutte le energie e forze a disposizione e chiamiamo il popolo reggino, a partire dalle maestranze che vi lavorano, dalle loro famiglie ad alzare la voce dell'indignazione, a creare insieme una barriera; a sostituirci a Scopelliti per non trovarci a cose fatte come per il Porto di Gioia Tauro.
A questo appello chiamiamo ovviamente tutta la sinistra, partiti e rappresentanti istituzionali.
Aggiungiamo che a nostro modo di vedere esistono soluzioni utili a garantire un futuro; siamo pronti a declinarle ed a sostenerle.
Purché chi governa le Istituzioni anziché pensare di governare con futili promesse, con messaggi demagogici, scenda sulla realtà e ragioni per il bene del nostro territorio, del sud, del Mezzogiorno e della nostra città.

Segretario provinciale PdCI Reggio Calabria
Lorenzo Fascì

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