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domenica 24 giugno 2012

ADICO: LE NEWS


CROLLA LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI. ISTAT: “SIAMO AL LIVELLO PIÙ BASSO DAL 96″


23 giugno 2012
Minimo record per la fiducia dei consumatori a giugno. L’indice calcolato dall’Istat è sceso dagli 86,5 punti di maggio a 85,3, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel gennaio 1996. Il peggioramento dell’outlook percepito dal campione preso in esame dall’istituto di statistica è visibile comunque venga scomposto il dato: il clima economico generale scende in misura marcata (da 64,2 a 59,7), mentre il clima personale segna una diminuzione più lieve (da 95,2 a 94,8). Il dato diffuso dall’Istat può essere scomposto anche in senso temporale e risultano in calo sia l’indicatore riferito al clima futuro (da 75,7 a 72,9), sia, benché in misura minore, quello della situazione corrente (da 96,4 a 95,5).
Il clima di fiducia dell’Istat è elaborato sulla base di nove domande che consentono di valutare l’ottimismo/pessimismo dei consumatori (giudizi e previsioni sulla situazione economica dell’Italia; previsioni sulla disoccupazione; giudizi e previsioni sulla situazione economica della famiglia; convenienza attuale e possibilità future del risparmio; convenienza all’acquisto di beni durevoli; giudizi sul bilancio familiare). Le domande del questionario prevedono cioè una gamma predeterminata di possibilità di risposta: molto alto, alto, stazionario, basso, molto basso.
I giudizi e le aspettative sulla situazione economica dell’Italia risultano in peggioramento: il saldo dei primi scende leggermente (da -140 a -141), mentre quello relativo alle aspettative registra un calo marcato (da -81 a -92). Aumenta il saldo relativo alle attese sulla disoccupazione (da 114 a 121).
Il saldo dei giudizi sulla situazione economica della famiglia è in lieve miglioramento (da -66 a -64), mentre per le aspettative si registra una diminuzione (da -37 a -41). Peggiorano i giudizi sull’opportunità attuale del risparmio (il saldo scende da 145 a 141), ma migliorano le attese sulle possibilità future (da -85 a -81 il saldo). I giudizi sulla convenienza all’acquisto di beni durevoli segnano una limitata diminuzione (da -91 a -93).
Il saldo dei giudizi sull’evoluzione recente dei prezzi al consumo è in calo (da 87 a 80). Le valutazioni prospettiche sull’evoluzione nei prossimi dodici mesi segnalano un’attenuazione della dinamica inflazionistica (il saldo diminuisce da 44 a 34). A livello territoriale il clima di fiducia migliora lievemente al Centro e diminuisce nel resto del Paese.


QUADRUPLICA RISCHIO DI ICTUS SE SI DORME POCO


22 giugno 2012
Chi dorme non piglia l’ictus. Il facile gioco di parole arriva dalla presentazione di uno studio americano – appena presentato a Sleep 2012, il più grande congresso mondiale di Medicina del sonno, organizzato dall’Associated Professional Sleep Societies. I risultati dell’indagine su oltre 5.000 persone – in un gruppo totale di 30mila – dai 45 anni in su ha, infatti, rivelato che chi dorme meno di 6 ore per notte – la quantità ideale di riposo – rischia l’ictus, anche noto come infarto cerebrale – 4 volte più di chi invece di ore di sonno ne fa 7-9 o più per notte.
I ricercatori hanno condotto una severa selezione per individuare i partecipanti che all’inizio dell’osservazione fossero sani, non avessero sofferto alcun ictus o mini-ictus ischemico, non avessero problemi di respirazione o di apnea del sonno e con peso normale. Condizioni di partenza necessarie a liberare il campo da possibili interferenze con fattori di rischio già noti per la salute cardiovascolare, legata alla probabilità di insorgenza dell’ictus. Inoltre tutti i parametri sono stati normalizzati, per stabilire con precisione che i volontari sani con meno di 6 ore di sonno a notte hanno probabilitèà più alte di 4 volte e mezza di avere un ictus rispetto a chi dorme tra 7-9 ore al giorno. Insomma, sembrerebbe proprio che “la breve durata del sonno sia un precursore di altri fattori tradizionali di rischio per l’ictus – fanno sapere i ricercatori dell’Università dell’Alabama -, e una volta che questi fattori tradizionali di rischio per l’ictus sono presenti, allora forse diventano fattori di rischio più potenti che la sola durata del sonno.

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