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martedì 13 settembre 2011

Crisi, manovra e prospettive: l'Italia sull'orlo del baratro

No, solitamente non scrivo di economia, me ne guardo bene visti i tanti esperti che sprecano tempo e parole per motivare o condannare una determinata scelta di politica economica o, peggio, vorrebbero che tutti gli italiani si rassegnassero a non avere futuro. Perché di questo si tratta. C'é in gioco il futuro di un Paese e non si può liquidare tutto facendo spallucce e dicendo "c'é la crisi".
Siamo sull'orlo del baratro. Qualche italiano ci é già caduto dentro e molti presto faranno la stessa fine. Non é voglia di fare il pessimista, la mia, ma piuttosto di far riflettere chi avrà la pazienza di leggere.
La globalizzazione, che abbiamo scoperto essere una fregatura, lega a doppio filo i destini delle nazioni. L'economia dei Paesi non é più libera, deve piuttosto sottostare a ferree leggi economico-finanziarie che spesso suonano come una condanna. Se, però, non si riesce ad essere competitivi e credibili, allora tutto crolla. Un po' ciò che sta accadendo in Italia che non riesce neppure a partorire una monovra economica degna di tal nome.
Prima di tutto, a stabilire il nostro grado di credibilità (per l'appunto) sono il volume degli scambi, la produttività, il valore della moneta ma anche dei nostri prodotti sul mercato internazionale, e in ultimo i servizi e il livello di modernizzazione del Paese.
Vogliamo tralasciare i discorsi pleonastici sul nostro astronomico debito pubblico, su chi l'ha creato, su Nord, Sud, Federalismo e roba simile. Puntiamo l'obiettivo sull'economia.
Un concetto semplice é quello della domanda e dell'offerta. A scuola e all'università insegnano che l'incrocio tra le curve di domanda e offerta crea il prezzo. É un grafico semplice eppure fondamentale. Se la domanda sale anche il prezzo sale (in mancanza di offerta adeguata). Evitando di entrare in un labirinto dal quale sarebbe difficile uscire e partendo da questa legge di mercato, ci chiediamo: ma se il prezzo é giusto e l'offerta é giusta ma non esiste la domanda che si fa? Logico, crolla il castello. Un po' ciò che accade in Italia.
Signori, credo sia intuitivo pensare che per rilanciare l'economia é necessario che le imprese si risollevino, assumendo personale anziché licenziarlo. E come si arriva a questo? Semplice: migliorando lo stato delle imprese, quindi vendendo i prodotti. Ma la classe media sta diventando povera e quindi non compra. Un cane che si morde la coda. E allora, signori politici, perché parlate di tagli ai servizi, di licenziamenti facili, di aumento dell'Iva? Così rilanciate l'economia?
Perché, invece, se puntate la crescita, non pensate a detassare le aziende che assumono aumentando la produttività? Perché non si decidono i punti cardine sui quali lavorare, destineando le poche risorse a queste e accantonando, momentaneamente, progetti delle cattedrali nel deserto e finanziamenti inutili che nulla aggiungono all'humus produttivo?
Destiniamo parte dei finanziamenti ai servizi ESSENZIALI che altrimenti le famiglie dovrebbero pagare togliendo soldi al budget di spesa mensile!
Solo così si riattiva l'economia. Se io ho più soldi in tasca posso acquistare più merce. Il produttore avrà così interesse a produrre un numero superiore di quella stessa merce e assumerà nuovo personale (con agevolazioni fiscali conseguenti). Questi novelli assunti diventeranno cittadini che aumenteranno le proprie spese e quindi ci sarà nuovamente bisogno di aumentare la produzione e così via... Un circolo virtuoso!
E poi... Più legalità! Ovvero: fate rispettare le leggi! Non é possibile che chi é tassato alla fonte paghi ogni singolo centesimo e gli altri invece approfittino delle crepe del sistema legislativo per farla franca.
Infine, mancano soldi? Tagliamo le rendite dei politici, ai quali bastano poche presenza in Parlamento nel corso di una legislatura per assicurarsi un vitalizio. Tagliamo drasticamente i loro stipendi, in modo che diventino pari a quelli di un impiegato. Forse solo allora, a occuparsi della res pubblica andrebbero persone oneste e animate dalla voglia di far il bene dell'altro.
E se ci sono buchi negli enti, che paghino i dirigenti e gli amministratori causa dei problemi. Nella Sanità, gli errori (o truffe) dei dirigenti (strapagati!) li sconteranno i cittadini. Comodo così, no?
Un moto d'orgoglio urge. Ci sarebbe tanto ancora da dire, dalla scuola ai sindacati (difendono chi?), dal pubblico impiego alle pensioni, ma stavolta lasceremo che le parole vengano da voi. Reggio Italia Inchieste lascia a vostra disposizione l'indirizzo email red.italiainchieste@libero.it per le vostre idee, opinioni, la vostra storia, o anche solo per scrivere "sono d'accordo con voi". Se sarete in tanti, chissà che le vostre istanze non possano essere raccolte e inviate a Napolitano...
É l'ora di svoltare, cambiare direzione, per evitare di finire dritti nel baratro... Il futuro di questa e delle prossime generazioni é nelle nostre mani. Adesso.

Pasquale Zumbo

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