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venerdì 4 febbraio 2011

Terrorismo, l’imam arrestato non risponde al gip

CATANZARO – Si è avvalso della facoltà di non rispondere M’Hamed Garouan, imam della moschea di Sellia Marina, condotto in carcere tre giorni fa, nell’ambito dell’inchiesta battezzata “Nostalgia”, con l’accusa di svolgere attività di terrorismo internazionale. Come hanno fatto l’altro ieri anche Brahim Garouan, 25 anni, figlio dell’imam, e Younes Dahhaky, 28 anni, residente a Lamezia Terme, anche M’Hamed Garouan ha scelto il silenzio davanti al giudice distrettuale per le indagini preliminari di Catanzaro, Emma Sonni, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare a suo carico, su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica titolari del caso, Elio Romano e Carlo Villani.
Anche per l’imam, a questo punto, si attende che i difensori, gli avvocati Enzo Galeota e Vittorio Platì, ricorrano al tribunale del riesame chiedendo la revoca o la sostituzione della custodia in carcere.
Per i tre uomini le accuse formulate dagli inquirenti sulla scorta delle indagini condotte dai poliziotti della Digos di Catanzaro parlano di presunte attività di addestramento alle azioni violente con finalità di terrorismo, radicalizzazione e proselitismo nei confronti di appartenenti alle comunità islamiche, poiché i tre marocchini, secondo gli inquirenti, utilizzavano la rete internet per procacciarsi e diffondere documenti multimediali riguardanti l’uso di armi ed esplosivi, e software per il sabotaggio dei sistemi informatici.

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