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lunedì 17 gennaio 2011

AMOR Y TANGO ARGENTINO...

Storia del Tango Argentino


DALLE ORIGINI AD OGGI

Verso la fine dell'Ottocento, sbarcarono nei porti sudamericani del Rio de la Plata, in fuga da guerre e carestie, ondate di emigranti italiani, francesi, ungheresi e di altre nazionalità. Carichi di speranze e aspettative, cercavano una nuova vita nella "Terra d'Argento", l'Argentina.
Inizialmente, si trovarono a condurre una vita assai misera e piena di rimpianti,ma, alla fine,così come centinaia di migliaia di persone prima di loro, furono costretti ad abbandonare il sogno di una terra provvida di ricchezze, travolti da vere e proprie ondate di immigrati che dalle campagne letteralmente invadevano le nascenti metropoli di Montevideo, Rosario e Buenos Aires in cerca di lavoro.
Nonostante la durezza dei lavori disponibili, dato la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri. Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla, detti '"Orilla", creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che è diventata l'ingrediente magico di un processo creativo.
Calle Caminito La Boca a Buenos AiresN
ei vicoli dell'Orilla, i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusionee disperazione, da cui ben presto emerse una speranza comune rappresentata da una volontà di fuga, sia pure soltanto momentanea, dall'oppressione, sentimento forte espresso in canzoni, cantate in "Lunfardo", il dialetto degli emarginati, sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall'Italiano.
Le canzoni cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie. Cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni. Cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell'avversità. La canzone, come in tante altre parti del mondo, divenne la consolazione in musica dell'uomo. E la canzone richiede come suo completamento espressivo la danza ed è così che nel vicoli di Buenos Aires, è nato il tango.
Nel tango, gli afroamericani hanno portato il ritmo delle oscure e distanti origini africane, il Condombé. Con i Gauchos delle pampas, arrivarono i Payadores e la loro musica, la Milonga (che in Spagnolo significa festa), che usavano per improvvisare canzoni accompagnate dalla chitarra,trasmettendo le notizie di fattoria in fattoria. Con i colonizzatori spagnoli e probabilmente anche mediante la migrazione degli schiavi, si diffuse l'Habanera, la danza dell'Avana a Cuba, che divenne un altro ingrediente di questo unico e originale melting pot.
Il termine "tango" iniziò a diffondersi verso il 1820, riferito ad un tipo di percussione usata dagli afromaericani. Può sembrare una forzatura associare questo significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse sessant'anni dopo. In origine, gli strumenti musicali del Tango erano, infatti, il pianoforte, la chitarra e il flauto che, in combinazione con le diverse tradizioni musicali degli immigrati, produssero uno sviluppo della Milonga in una prima forma anticipatoria del Tango, così come oggi lo conosciamo.
La musica dava agli immigrati la possibilità di lasciarsi andare nella nostalgia per un più felice passato, di provare un momentaneo attimo di piacere nel presente e di sognare un futuro migliore. E poi, la musica gioiosa e i ritmi sincopati della Milonga portavano con sé il senso del momento, un attimo di fuga temporanea, la possibilità di dimenticare, sensazioni da apprezzare.
Con l'introduzione dei particolari timbri musicali del bandoneòn (una fisarmonica), il Tango venne a perdere la sua apparenza di gioiosità per acquisire una sonorità più corposa e accorata che meglio andava a descrivere le emozioni che la canzone voleva esprimere. Il tango divenne intenso, drammatico, malinconico. Il giro di bassi cadenzava la situazione di inerzia impotente che si rivelava agli occhi di quei suonatori del "ghetto" mentre la melodia traduceva le emozioni di coloro che la canzone cantava. La lotta per superare l'inerzia delle circostanze e la bramosia di una nuova libertà si trasferivano prepotentemente nella musica del tango, come lava eruttata da un vulcano. Un famoso tango di Canaro e Mores, "Adios Pampa Mia", esprime perfettamente questo stato d'animo.
I parolieri descrivevano una visione fatalistica delle loro sfortunate condizioni sociali, cui spesso associavano la vergogna di deludere e tradire la loro classe sociale, la famiglia, gli amici e la nostalgia per i tempi perduti e gli amori sfuggiti. Il tango divenne così, quasi automaticamente, una metafora della vita stessa.
Uno dei più famosi tanghi è "La Cumparsita" di Gerardo Matos RodriguezGerardo Matos Rodriguez, scritta nel 1916, che descrive una piccola banda o processione di strada come quelle che si vedono durante il periodo di carnevale.
Qualcuno scrisse:  "Il tango è un pensiero triste espresso in forma di danza". Ma il tango non è solo un pensiero, è un'emozione, una sensazione, un enigma. E' una danza non solo del momento, ma della potenzialità del momento. E' la danza con centinaia di segreti, migliaia di ombre, milioni di misteri. Il Tango univa la sua persone e divenne quasi un inno alle loro aspirazioni. Leone Tolstoi, il grande scrittore russo, descrisse il tango come "Inno di morte" del capitalismo. Essendosi attirato addosso la disapprovazione delle autorità costituite, il tango divenne una forma di espressione underground.
L'adolescenza del Tango era passata nelle osterie e nei bordelli di Buenos Aires. Gli adepti si incontravano in oscuri bar per bere, suonando e ballando in angoli scarsamente illuminati. La sensualità e l'eroticità del Tango fecero ben presto nascere l'identificazione fra la capacità di ballarlo bene e la mascolinità e il maschilismo. Gli uomini si insegnavano trucchi e segreti l'uno con l'altro, esercitandosi fra di loro prima di mostrare la propria abilità per attrarre e sedurre le ragazze nei bordelli. Jorge Luis Borges, il grande scrittore sudamericano, così esprimeva questo concetto: "Nessuno può dire in quale città il tango sia nato, Buenos Aires, Rosario o Montevideo, ma tutti sanno in quale via - la via delle prostitute".
La Legge per il suffragio universale del 1912 condusse ad una maggiore integrazione delle classi popolarie il tango conquistò una nuova libertà. Ma nonostante lo si potesse nuovamente danzare alla luce del sole, il tango aveva ormai acquisito il sapore di un frutto proibito. Ognuno voleva ballare. Ognuno voleva essere visto ballare. Era diventato più popolare di prima, aveva conquistato l'alta società, per cui vennero organizzate feste di tango e aperte sale da ballo per soddisfare la crescente domanda e la sua fama ben presto varcò i confini del Sud America. Nel 1911, mentre a Londra George Grossmith e Phyllis Dare si esibivano al Gaiety Theatre, nella New York Revue per la prima volta negli Stati Uniti si sentiva parlare del tango. A partire dal 1912, i due danzatori americani Irene e Vernon Castle ballarono una loro personale reinterpretazione del ballo e in Europa il tango furoreggiava nei Tango Café e nelle Tango Tea Rooms.
Le caratteristiche audaci del tango ovviamente fecero in modo che non venisse approvato da tutti. In Europa, l'Arcivescovo di Parigi, il Cardinale Amette, dichiarava che "I Cristiani non dovrebbero in buona coscienza prendere parte al tango". L'anno successivo, lo stesso Papa Benedetto XV si scagliò veramentemente contro il tango, "è oltraggioso che questo ballo indecente e pagano, un assassinio della famiglia e della vita sociale, sia anche ballato nella residenza papale!". Il tango si diffuse in tutta Europa, causando problemi ovunque veniva danzato. Nel 1914, il Kaiser Guglielmo, proibì ai suoi ufficiali di ballare il tango in uniforme, considerandolo lascivo e contrario alla pubblica decenza. Il capò della polizia di Monaco di Baviera bandì il tango una volta per tutte alle festività primaverili, sostenendo che "... ha molto più a vedere con la stimolazione sensuale ed erotica che con la danza". 
A differenza dei balli di sala, il tango argentino autentico è caratterizzato da una vena introspettiva e di intimità con una particolare attenzione interamente incentrata sul proprio partner o sulle relazioni e interazioni tra i due danzatori. La coppia guarda dentro se stessa per ballare il tango. L'essenza è esplorare reciprocamente la profondità delle sensazioni. La passione interiore e intensa del tango argentino si esprime nella crescita di un'emozione forte e intima, che cresce vorticosamente fino a sfociare in movimenti sempre più veloci e intricati per poi smorzarsi nuovamente in una fase, quasi riflessiva, di ricerca reciproca delle sensazioni. 
Quando, quindi, iniziò a diffondersi nelle sale da ballo di tutta Europa, il suo stile e i limitati movimenti intorno alla sala non rispondevano appieno alla concezione europea e lo stile Tango in teatroautentico fu ben presto modificato.  La ardente passione dell'autentico tango argentino era stata trascinata dalla sua intimità misteriosa e seducente ad essere rappresentata intorno ad una sala da ballo in uno stile più focoso che ardente, più arrabbiato che amoroso, più ostentato che intimo, che rispondeva più facilmente all'idea preconcetta del pubblico su cosa un ballo dovesse essere. Il pubblico della danza, cioè, dei paesi dominanti dal punto di vista politico, che stabilivano le tendenze e dettavano le mode, così che questo divenne lo stile dominante del cosiddetto Tango Moderno. 

Negli ultimi tempi, il tango argentino si è riappropriato della sua qualifica di stile originale del tango, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. 
Il tango ha percorso un enorme cammino dalle sue umili origini, ma ha ancora una lunga strada da percorrere. Il tango non è un ballo inventato da coreografi professionisti o maîtres de ballet per soddisfare un desiderio passeggero del pubblico della danza, ma è un ballo naturale con movenze naturali. E' un ballo nato per la gente comune, inventato dalla gente comune. E' una danza che abbraccia tutta la gamma delle emozioni dall'esasperazione all'estasi.  E' il ballo dei bassifondi come dell'alta società, è lo spirito del canyengué, lo spirito dei vicoli di Buenos Aires. Per appassionarsi: http://www.youtube.com/watch?v=Wuaj1N2x6Ls&feature=related

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