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venerdì 7 settembre 2012

69.a Mostra del Cinema di Venezia: la forza struggente di Sinapupunan



Sinapupunan. Beh, se devo essere sincero, per un'ora almeno non ci ho capito molto. Ovvero. Avevo la sensazione che Sinapupunan fosse alla stregua di un documentario, molto ben fatto, sulle Filippine. Scene su scene infatti non sembravano altro che focus on su usi e costumi di quel popolo. Solo sullo sfondo appariva la storia portante, quella di Shaleha e Bangas -An, sposati ma senza figli. Shaleha, infatti, negli anni aveva avuto tre parti spontanei e Bangas-An non aveva potuto avere il tanto desiderato figlio. Così la richiesta dell'uomo: "Consentimi di prendere moglie per avere un figlio mio". Il figlio è infatti segno della benevolenza divina. Lei, silenziosa, acconsente. Inizia così il suo lungo percorso alla ricerca della donna giusta da far sposare al marito. In questo, il forte affresco sulla società che, alla fine, risulterà decisivo per comprendere l'amore incondizionato di Shaleha per Bangas-An.
'interpretazione di Nora Aunor è fantastica, dirompente, icona di una condizione socio-economica difficile. Trovare una donna "fertile", infatti, vuol dire anche accettare il pagamento di una dote che risulta sempre oltre le loro possibilità.
Ottima anche la performance di Bembol Roco, nei panni di Bangas-An, autorevole nel ruolo dell'uomo forte della società filippina ma che ha lati di dolcezza e fragilità non trascurabili.
L'opera del regista Brillante Mendoza ha tinte forti. La scena iniziale, un vero e proprio parto ripreso nei particolari, fa capire il tono del film: qui si rappresenta la verità senza filtri. E infatti, le immagini "colorite" non sono certo mancate, come il taglio della testa di un manzo "in diretta", con copiosi schizzi di sangue, e il secondo parto, quello del figlio di Bangas-An, anch'esso senza filtro alcuno.
Il taglio a mo' di documentario è reso anche dalle riprese "mosse" e dalle lunghe pause con i coniugi più volte seduti ad attendere le "papabili" promesse spose.
Nel complesso un film ben fatto, toccante, in cui emergono chiaramente le differenze sociali ed economiche, la povertà diffusa, la differenza tra la dedizione di Shaleha e la giovane sfrontatezza di Mersila, la nuova sposa di Bangas-An.
Poetico e struggente il finale. Shaleha sa bene che, alla nascita del bambino, dovrà abbandonare il suo amato ma sceglie di aiutare Mersilia a partorire. Appena estratto, lo coccola, lo abbraccia, lo sento come suo. Bangas -An la riporta alla realtà, chiedendole di affidare il bambino alla madre. Sarà l'ultimo, lungo sguardo tra i due.

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