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giovedì 14 ottobre 2010

Il discorso del presidente Scopelliti alla settimana sociale dei cattolici italiani


Di seguito il discorso del Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti pronunciato – è scritto in un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale - in occasione della quartantaseiesima “Settimana sociale dei cattolici italiani” in svolgimento a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre.
“Porto il saluto, da parte del Governo Regionale della Calabria, a questo importante appuntamento della Chiesa Italiana. Saluto anzitutto il Presidente della Conferenza Episcopale italiana, il Cardinale Angelo Bagnasco; con lui saluto tutti i vescovi italiani qui presenti; saluto il nunzio apostolico in Italia, Monsignor Giuseppe Bertello; saluto il Presidente della Conferenza Episcopale Calabrese, monsignor Vittorio Mondello, Arcivescovo di Reggio Calabria; saluto tutte le autorità civili presenti; un saluto ed un ringraziamento al comitato organizzatore delle Settimane Sociali e a tutti i presenti.
A tutti voi il più cordiale benvenuto in Calabria.
Voglio anzitutto ringraziare la Conferenza Episcopale Italiana per la scelta di tenere qui in Calabria questa 46° settimana sociale, una scelta che conferma l’attenzione speciale di tutta la Chiesa italiana verso il nostro meridione ‘da guardare con amore’, così come sottolinea il recente documento su ‘Chiesa Italiana e Mezzogiorno’, un testo per il quale come uomo politico, come uomo del sud e come credente desidero ringraziarvi. Il mio è un grazie per tutto ciò che la Chiesa continua ad essere nella nostra realtà meridionale, per il suo essere stimolo e fermento di quella volontà di riscatto che le nostre popolazioni portano dentro con sempre più coraggio e determinazione.
La politica oggi in Calabria, nonostante tutte le sue difficoltà, sente di trovarsi di fronte ad un momento storico molto delicato e sa perciò di avere delle responsabilità grandi di fronte al futuro che si apre per la nostra terra. Il vostro documento preparatorio delinea molto bene i contorni del contesto storico ed economico in cui ci troviamo, un tempo che richiede decisioni forti e talvolta difficili.
Insieme siamo chiamati a guardare al futuro per sapere costruire una prospettiva di speranza per questa terra e per questo nostro paese. È davvero interessante l’idea di ‘un’agenda di speranza’ che avete posto come tema ma anche come impegno per questa Settimana Sociale. Agenda da compilare non a tavolino ma compiendo un’opera di riflessione che permetta di coinvolgere, da subito, molti di coloro che si stanno impegnando seriamente per il bene comune del Paese e per trovare le vie concrete per conseguirlo.
Una vera e propria sfida, dunque, che pone a base e si fa risposta all’invito urgente, forte ed incisivo di Benedetto XVI in Sardegna sulla necessità di formare una ‘nuova generazione’ di uomini e di donne credenti capaci di assumere responsabilità pubbliche nella vita civile e dunque anche nella vita politica. E l’idea dell’agenda porta in sé l’immagine di qualcosa da definire, da pensare e da redigere insieme. Si tratta di un cammino da tracciare, in uno spirito di solidarietà e di dialogo, con tutte le forze sociali del nostro paese.
Importante, a questo proposito, è la sottolineatura che si trova nel documento ‘Chiesa Italiana e Mezzogiorno’ dove si dice che lo sviluppo dei popoli si realizza non in forza delle sole risorse materiali di cui si può disporre in misura più o meno larga, ma soprattutto grazie alla responsabilità del pensare insieme e gli uni per gli altri.In questo peculiare pensiero solidale, noi ravvisiamo la tensione alla verità da cercare, conoscere e attuare. Ravvisiamo, altresì, il tentativo di valorizzare al meglio il patrimonio di cui tutti disponiamo, cioè la nostra intelligenza, la capacità di capire i problemi e di farcene carico, la creatività nel risolverli.
Mi sento di condividere pienamente le parole del Papa Giovanni Paolo II pronunciate a Palermo nel 1995 dove egli dice che spetta alle genti del Sud essere le protagoniste del proprio riscatto, ma questo non dispensa dal dovere della solidarietà l’intera nazione.
Questa idea di solidarietà, ribadita con forza anche dall’attuale Pontefice Benedetto XVI, nella recente visita avvenuta sempre a Palermo e continuamente ripresa dalla Chiesa italiana nelle esortazioni alla classe politica, credo sia uno degli stimoli più fecondi da cui partire per una riflessione che consenta a tutto il nostro paese di crescere insieme e insieme affrontare le sfide di questo tempo bello e difficile.
Mi piace pensare che questo appuntamento della Settimana Sociale di Reggio Calabria possa rappresentare per l’Italia un segno di speranza, un messaggio forte che parte proprio da una terra carica di contraddizioni ma al tempo stesso ricca di risorse e potenzialità.
La Calabria è oggi una terra che, reagendo con coraggio ad ogni forma di violenza e di illegalità, si sente pronta ad impegnarsi in quell’ ‘opera d’amore per l’Italia’ cui faceva riferimento recentemente il card. Bagnasco, un impegno per il quale la Chiesa resta per noi quell’irrinunciabile punto di riferimento nel realizzare questa grande opera d’amore, in un cammino che ci permetta di sapere dare speranze certe alla nostra gente.
A tutti i miei auguri di buon lavoro”

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