“Questo
Consiglio comunale sta discutendo di un problema davvero grosso per la città di
Cosenza. Credo sia compito della democrazia compiuta, dinanzi ai problemi
grandi, trovare un’intesa per affrontare il problema al di là delle posizioni
politiche o partitiche.”
Così
l’Arcivescovo di Cosenza, Mons.Salvatore Nunnari, che ha preso la parola
immediatamente dopo l’intervento del Sindaco Occhiuto, nel Consiglio comunale
aperto dedicato alla questione dei rom.
“Ho
vissuto dentro questo problema – ha
detto il presule - sin dalla notte terribile in cui il fiume Crati stava
straripando e di notte fui svegliato per sistemare i rom. Misi a disposizione
la Cattedrale, ma trovammo l’aiuto anche di “Stella Cometa”, che non era certo il
luogo adatto, ma quella notte ho scoperto la bontà delle associazioni di
volontariato che per molti giorni si sono adoperate. Un’altra esperienza l’ho
fatta la notte dell’incendio e dai rom ho imparato la grande lezione evangelica
della solidarietà.
Ricordo
sempre l’espressione di Cacciari : “sono sindaco e ho dovere istituzionale di
assicurare dignità a chi viene e serenità alla mia città.”
Ho
molto pensato e riflettuto, arrivando alla conclusione di ritrovarmi nelle
parole contenute nella lettera pastorale dell’Arcivescovo di Torino: “non
stranieri, ma concittadini”.
Sono
contento – ha aggiunto Mons.Nunnari - di aver ascoltato dal Sindaco Occhiuto
parole di condivisione e solidarietà. Non può il Cristiano essere contro
l’integrazione che arricchisce culturalmente, ma che per noi è un valore
evangelico.
La
gente che arriva vuole essere guardata con gli occhi buoni del cuore. Povertà e
miseria portano a situazioni spesso deviate, ma da questo un’autorità
costituita deve proteggere la sua città. Non sono qui per soluzioni tecniche,
ma per portare la voce della Chiesa, Un popolo come quello rom va integrato ed
accolto. Sarebbe bellissimo se ogni famiglia cristiana potesse accogliere una
famiglia rom, ma questo discorso dalle nostre parti è difficile. Spesso esiste una
mentalità che non è solidale.
C’è
una lunga strada da percorrere che comporta da parte della coscienza umana e
cristiana una valutazione sincera. Io farei un tavolo di concertazione con
loro, ci sono gruppi di volontariato che sono interessati. Sarebbe bello.
Non
entro nel merito delle proposte, ma forse un coinvolgimento e anche una
inculturazione della nostra fede di cristiani sarebbe d’aiuto.
Il
cristianesimo culto è facile, un cristianesimo vita, in mezzo agli uomini, è
difficile.
Quella
che dobbiamo contribuire a costruire è una città solidale per una accoglienza
fraterna. Ci sono- è vero - i problemi che derivano dalla devianza, ma anche la
ricchezza che viene dalla loro cultura.”
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