Nell’ambito
dell’attività di aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti da parte di
soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, il Tribunale di Reggio
Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della locale Procura
della Repubblica, con decreto emesso il 16.10.2012, ha disposto il sequestro
dell’immobile sito nel Comune di Palmi, in via Concordato, nella disponibilità
della famiglia GALLICO e di proprietà di MORGANTE Lucia Giuseppina (cl. ’26),
vedova di Antonino GALLICO (cl. ’28).
Il
provvedimento, eseguito da personale dell’Ufficio Misure di Prevenzione della
Divisione Anticrimine della Questura e del Commissariato di Palmi, è relativo
ad uno stabile costituito da un fabbricato in cemento armato con scantinato e
quattro piani fuori terra, all’interno del quale sono stati ricavati cinque
appartamenti rifiniti ed abitati e quattro appartamenti, allo stato rustici,
immesso in un più vasto appezzamento di terreno circondato da alte mura di
cinta e protetta da un massiccio cancello blindato. Tale struttura, comunemente
intesa “villa” rappresenta il simbolo del potere mafioso esercitato dalla
famiglia Gallico nel territorio di Palmi.
L’odierna
richiesta di sequestro ha preso le mosse da un’attività investigativa della
Procura della Repubblica - D.D.A. di Reggio Calabria da cui è scaturito il
procedimento penale n. 4508/06 R. G.
N. R./D. D. A. e n. 2815/07 R. G. G. I. P./D. D. A., poi sfociato nelle due
ordinanze di custodia cautelare n. 107/09 O. C. C. e n. 1/10 O. C. C., del
maggio 2010, meglio noto come Operazione “COSA MIA”, a carico, tra gli altri,
dei principali esponenti delle cosca GALLICO, eseguita dalla locale
Squadra Mobile e dal Commissariato di P. S. di Palmi.
Si ricorda
che tale operazione, traeva spunto dagli esiti di una minuziosa indagine
riguardante le
'ndrine dei Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano gravitanti in Palmi e quelle
contrapposte dei Bruzzise-Parrello operanti nella frazione di Barritteri di
Seminara, protagoniste di una faida tra il 2004 ed il 2008. Sono accusati di estorsione e altri delitti
contro il patrimonio, associazione mafiosa e di infiltrazione negli appalti
legati all'ammodernamento del V macrolotto dell'autostrada A3 (tra gli svincoli di Gioia
Tauro e Scilla), con la pretesa del pagamento di una tangente del 3%
dell’importo fissato nel capitolato d’appalto alle ditte appaltatrici (c.d.
“tassa ambientale”) e il rifornimento di calcestruzzo da aziende vicine agli
ambienti mafiosi.
I recenti accertamenti degli organi inquirenti
hanno fatto piena luce sulle modalità di acquisizione del palazzo dei Gallico,
oggetto dell’odierno sequestro, e sul terreno sul quale è stato edificato.
In particolare, nel corso di un colloquio, oggetto
di intercettazione, avvenuto nell’ottobre 2007 all’interno della Casa Circondariale
di Secondigliano (NA), intercorso tra Giuseppe GALLICO (cl. ’55), già
condannato definitivamente all’ergastolo nel 1994, la moglie Maria Carmela
SURACE, la figlia Italia Antonella GALLICO e il genero Vincenzo BARONE, il
detenuto raccontava
ai propri familiari come, negli anni 1979 – 80, mediante l’uso della violenza e
della prevaricazione tipica mafiosa, si era impadronito prima del terreno e
successivamente della palazzina in cui la famiglia GALLICO tutt’oggi risulta
risiedere. Lo stesso riferiva che, in origine il terreno era di proprietà della
principessa PIGNATELLI, ma di fatto amministrato dall’Avvocato Luigi LA CAPRIA (cl. ’40), il quale
aveva ricevuto una proposta di acquisto da parte di ROSSINI Saverio (cl. ’22),
che aveva scatenato le ire della famiglia GALLICO, evidentemente interessata ad
impossessarsi del terreno senza sborsare alcuna somma di denaro. Sempre in base
al suo racconto, GALLICO Giuseppe aveva preso in mano la situazione e, con la
complicità dei suoi fratelli Domenico (cl. ’58) ed Alfonso (cl. ’57), aveva organizzato un attentato nei
confronti del ROSSINI e della di lui sorella Teresa. Tale attentato, non
mortale, aveva indotto l’Avvocato LA
CAPRIA , già amministratore dei terreni oggetto di contesa, a
redigere un atto con il quale trasferiva a beneficio dei GALLICO, la proprietà
dell’immobile in questione, senza che questi ultimi sborsassero realmente alcun
compenso.
Le
affermazioni di piena ed inconfutabile valenza autoaccusatoria da parte di
Giuseppe GALLICO, proseguivano e riguardavano anche la costruzione
dell’immobile oggetto di sequestro. In merito a tale vicenda, GALLICO Giuseppe
dichiarava anche di avere imposto all’Avvocato MASSEO Marco (cl. ’22) di Palmi,
il pagamento di alcune somme di denaro, chiaramente a titolo estorsivo. Lo
stesso aveva costretto il cognato del legale, identificato in LIROSI Alfonso
(cl. ’32), a non accedere più ad una villa di sua proprietà giacente su di un
terreno limitrofo a quello dei GALLICO e sulla quale la stessa famiglia mafiosa
aveva puntato l’attenzione con il chiaro scopo di appropriarsene in maniera
illecita. Solo dopo un anno e mezzo, mediante l’intercessione del predetto
Avvocato MASSEO, GALLICO Giuseppe “aveva
concesso” al malcapitato “l’autorizzazione”
a rientrare nella sua proprietà a patto che LIROSI, per poter esercitare il
diritto di godimento del proprio bene, si accollasse in toto le spese per la
costruzione del manufatto “de quo”.
Alla
valenza delle acquisizioni probatorie inerenti il procedimento “Cosa Mia” ed alle conversazioni
ambientali registrate all’interno della Casa Circondariale di Secondigliano
(NA), si aggiungono le attività di indagine patrimoniale che hanno ricostruito
ed evidenziato la sproporzione tra i redditi percepiti da Gallico Giuseppe, dai
genitori e dai fratelli ed i costi di costruzione affrontati per la
realizzazione dell’immobile, risalente agli anni ’80. Si ricordi, tra l’altro,
che tale sperequazione era stata già motivo di precedente confisca da parte del
Tribunale di Rc- sez. M.P. nel 1999, successivamente revocata dalla Corte
d’Appello di Rc, nel 2003.
L’attività
odierna di esecuzione rappresenta l’ennesimo brillante risultato, realizzato
nel delicatissimo settore dei sequestri patrimoniali, tenuto conto della
valenza simbolica dell’imponente immobile oggetto del provvedimento del
Tribunale, emblema del potere esercitato dal clan GALLICO sull’intera comunità
di Palmi e nel territorio della Piana di Gioia Tauro, base logistica per gli
affari della famiglia che negli anni scorsi ha rappresentato il rifugio per lo
stesso Giuseppe Gallico, per il padre Antonino ed il fratello Domenico, durante
il periodo della loro latitanza.
Il
valore del patrimonio sequestrato ammonta a circa tre milioni di euro.
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